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Gli autovelox sono fuorilegge

Non danno la prova dell’infrazione e misurano male, lo dice la cassazione. Ecco come fare ricorso

Mer 02 Mar 2011 | di Francesco Buda | Attualità
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Gli autovelox sono fuorilegge. Sì, perché non funzionano come prescrivono le norme: invece di  riprendere “in flagrante” il veicolo che corre troppo, in ogni istante della violazione, fanno la foto solo alla targa. Mentre la legge prevede che immortalino l'eccesso di velocità nel momento in cui si compie, dando così la prova dell'infrazione.

Infatti, “la violazione deve essere documentata con sistemi fotografici, di ripresa video o con analoghi dispositivi che consentano di accertare le modalità di svolgimento dei fatti costituenti illecito amministrativo, nonché i dati di immatricolazione del veicolo ovvero il responsabile della circolazione” (articolo 4 comma 3, legge 168 del 2002). E invece le macchinette sparamulte beccano solo la targa subito dopo che è stata rilevata la velocità. Perciò molti guidatori hanno già vinto e continuano a vincere i ricorsi contro le multe, accompagnati da Carlo Spaziani, che da una vita fa il Vigile urbano a Roma e che al rispetto del codice della strada ci tiene, ma nell'interesse di tutti, soprattutto adesso che questi aggeggi sono usati per spremere sempre più quattrini alla gente in tempi di magra per le casse pubbliche. Spaziani ha messo in piedi il sito internet autoveloxko.it che sta mettendo al tappeto i professionisti della multa. «A parte il Safety Tutor (SicVe) sui tratti di lunga percorrenza, come nelle autostrade, si può fare ricorso contro tutti gli autovelox» spiega Spaziani, ormai noto in tribunali e prefetture di tutta Italia. 

A confermare l'inadeguatezza di questi apparecchi è anche una sentenza – pressoché ignorata - della Suprema Corte di Cassazione, la numero 14514 del giugno 2009, ma pare nessuno se ne sia accorto. «E invece è una bomba! - dice ancora il Vigile amico degli automobilisti –: ribadisce che l'accertamento della velocità può legittimamente avvenire con sistemi elettronici di rilevamento anche in assenza dell'operatore e senza contestazione immediata, “purché il dispositivo utilizzato consenta la registrazione fotografica completa dell'evento e sia data obbligatoriamente informazione agli automobilisti. Solo l'osservanza di tale obbligo costituisce requisito di legittimità della contestazione differita”». Cioè la multa che arriva a casa è valida soltanto se ci fotografano o ci filmano “al fotofinish”, in tutto lo spazio controllato dall' infingardo apparecchio. «Registrazione completa dell'evento – chiarisce Spaziani – significa che va fatta dal momento della misurazione della velocità fino ai dati di identificazione del veicolo, cioè la foto della targa, pertanto non è sufficente la sola foto di quest'ultima».

Quindi tutti gli autovelox andrebbero sostituiti con altri conformi alle prescrizioni di legge. Possibile che uno scoop così sia sfuggito? «Non è che sia sfuggito, ma il fatto è che dà fastidio – sottolinea il paladino dell’antimulta -: ve l'immaginate cosa significa per le amministrazioni dover ritirare questi apparecchi? Dovrebbero rivedere l'intera normativa o sostituirli tutti». Anche perché non garantiscono la perfetta rilevazione del tempo e perciò della velocità. Hanno un margine di errore che supera quello ammesso dalla legge, che è del 5%. Basta un millesimo di secondo e 130 chilometri orari diventano 143 km/h, cioè quasi il 10% di errore. E giù centinaia di euro di multa! A gennaio una ditta si è vista recapitare un verbale perché un proprio mezzo correva a 1.230 km/h, oltre la velocità del suono. Un jet in strada? Un bolide da Formula Uno? Forse un Ufo? No, un furgoncino Fiat Doblò fotografato dalla Municipale di Oria, in provincia di Brindisi. Simili errori capitano più di quanto si immagini. «Anche in questi casi i nostri ricorsi vengono accolti, tanto che il telelaser, l'autovelox a pistola, è risultato inaffidabile nel corso di un processo», ribatte Spaziani, che ha fatto fare delle perizie da esperti che “smontano” l'attendibilità di questi aggeggi. Chiunque può inviare i dati (generalità, veicolo, numero verbale, ecc.) al sito www.autoveloxko.it che compila il modulo per il ricorso, senza scopo di lucro. Basta versare 10 euro sul conto corrente dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Per le multe ricevute a casa basta citare la sentenza sopra citata

 


OCCHIO ALLA MATRICOLA TAROCCATA
Su ogni multa dev'essere indicato il numero di matricola e specifica autorizzazione dell'autovelox che ha rilevato l'eccesso di velocità. Ma c'è chi tarocca tali dati, per aggirare la mancata autorizzazione del Prefetto. Ci sono amministratori pubblici che fanno clonare gli autovelox: praticamente usano il numero di matricola di un apparecchio autorizzato su uno non autorizzato.  Ad esempio, è stato scoperto che in un Comune sardo vi era un apparecchio “gemello” con stesso  numero di matricola di un altro esistente in Lombardia.

 


E SE TU AVVISI CHE C’È L’AUTOVELOX RISCHI LA GALERA
Chi cerca di avvisare che c'è un autovelox, anche lampeggiando con i fari, rischia la detenzione fino ad un anno (o 5 anni per i capi, promotori od organizzatori) per interruzione di pubblico servizio. Lo ha deciso la suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 6890 del 19 febbraio 2007. L’uso intermittente dei fari abbaglianti è consentito solo per motivi di sicurezza stradale, ad esempio di notte per segnalare al veicolo che precede l’intenzione di sorpassare. Però, per il fatto che gli autovelox attualmente in uso non rispettano la legge e appioppano multe ingiuste, nessuno prende provvedimenti.


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