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Si vota per l’acqua e per un futuro non radioattivo

Siamo chiamati ad una nuova unità, per tutelare la vita e le risorse dell’Italia

Mar 29 Mar 2011 | di Francesco Buda | Attualità

Per continuare a bere e a vivere senza incubi radioattivi, come Dio comanda. Cioè secondo le regole della natura, e non di pochi spregiudicati mercanti. I referendum sull'acqua e sul nucleare sono forse l'icona più forte e autentica dell'Unità degli italiani intorno alle cose che contano. Oltre gli appetiti, i compromessi e le incapacità della casta obbediente alle lobby e che sta svendendo il Belpaese. 
Hanno cercato di sabotare questo appuntamento, evitando di far votare per i referendum insieme alle elezioni amministrative che si terranno in oltre 1.300 comuni il 15 e 16 maggio. Al momento in cui scriviamo ancora non è ufficiale, ma con ogni probabilità l'appuntamento referendario sarà per il 12 giugno. In ogni caso si tratta di un evento storico: gli italiani torneranno ad esprimersi per cancellare lo spietato e scellerato piano di estrema concentrazione del potere nella nostra Patria in mano a pochi affaristi senza scrupoli. Come nel Risorgimento, anche oggi c'è da “cacciare lo straniero”, quello che a tutti i costi, ma proprio tutti, sta occupando l'Italia con due operazioni gravissime e strategiche: accaparrarsi il controllo su buona parte delle nostre acque e rifilarci reattori atomici dai costi e rischi - vitali, ambientali, finanziari e sociali – imprevedibili che durano secoli e secoli. Costi che nessuna Università, gruppo di ricerca, analista finanziario è mai riuscito a stabilire con certezza. Semplicemente perché non è possibile. Così come non è possibile mettere in sicurezza rifiuti e scorie nucleari. Una chimera è pure avere servizi idrici privatizzati davvero al servizio del bene comune, efficienti ed economici. Lo dimostrano le privatizzazioni idriche, e non solo, in Italia e nel mondo (vedi le nostre inchieste su www.ioacquaesapone.it). Molto semplicemente, per il popolo italiano si tratta di dire tre “Sì”: uno per abrogare le norme con cui il Governo ha imposto il ritorno alle centrali nucleari e altri due per abrogare le regole con cui il Governo vuol privatizzare definitivamente i servizi idrici in Italia, rendendo l'acqua una merce fuori dal controllo di quei soggetti deputati ad orientare e verificare che i servizi siano gestiti nell'interesse di tutti e in modo trasparente. Infatti, le due schede referendarie sull'acqua, ci chiederanno se vogliamo abolire quelle regole cucite addosso a multinazionazionali e gruppi di potere che sono riusciti a far sì che gli stessi politici italiani vietassero agli organi pubblici di gestire da soli la risorsa più essenziale alla vita.
Su entrambe le questioni, su entrambi i business, nucleare e acqua, hanno violato pesantemente la volontà popolare espressa chiaramente dagli italiani. 8 su 10 nel 1987 disse no alle centrali atomiche, ribadendo poi questa contrarietà nel corso di molti sondaggi negli anni. E in un milione e 416mila hanno firmato, in soli 3 mesi, la proposta di referendum per riportare i nostri acquedotti sotto il controllo pubblico e trattare l'acqua come un bene non commerciale, garantito a tutti. 
Ci sarà infine una quarta scheda, quella per abrogare il legittimo impedimento, ossia la possibilità per il premier di sfuggire ai processi a suo piacimento. 

 


 

Referendum sul nucleare in Sardegna
«Sei contrario all’installazione in Sardegna di centrali nucelari e di siti per lo stoccaggio di scorie radioattive da esse residuate o preesistenti». 
A questa domanda sono chiamati a rispondere i cittadini sardi il 15 maggio. Si tratta del referendum consultivo regionale. Non abroga né introduce norme, ma può dare un indirizzo forte alla politica e a chi governa. 

 

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