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Tutta colpa di un nome

Un caso sul quale riflettere

Mar 26 Apr 2011 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli

Con la mamma la confidenza era finita ben presto, a 17 anni, quando lei era andata via di casa con un fidanzato in cerca di amore e indipendenza. Da allora tra madre e figlia c'erano stati più silenzi che sorrisi. Può un astio simile tra consanguinei durare una vita intera? Può, eccome. E nel caso di Melita e Heather, la madre e la figlia protagoniste della storia raccontata dai quotidiani inglesi nelle scorse settimane, il dissidio è andato avanti anche oltre la morte di una delle due. Melita Jackson è passata a miglior vita nel 2004, portando con sé tutto il carico di amarezza accumulato durante i suoi 70 anni di vita, evidentemente. Nelle sue ultime volontà, infatti, non ha dimenticato di infliggere l'ultima punizione a Heather, la figlia ribelle. Con poche e dure parole, l'ha privata di una robusta eredità, un patrimonio che vale circa 650.000 euro: “Ha dato alla mia nipotina il nome di Ellen, lo stesso di mia cognata, con cui io non vado per niente d'accordo: per questo motivo lascio tutto ad associazioni benefiche che si occupano della cura di animali”. Tutto per un nome, almeno apparentemente. è probabile che in realtà l'esito finale di questa vicenda sia frutto di un'incomunicabilità durata cinquant'anni.

Perché vi racconto questa storia? Perché trovo che, pur se inquadrata in un contesto sociale e normativo diverso dal nostro (in Italia è praticamente impossibile diseredare un figlio, la legge prevede una quota fissa minima detta “legittima” di cui l'autore del testamento non può disporre liberamente), il caso contenga in sé riferimenti a una serie di questioni che ci riguardano tutti e che spesso troviamo dibattute sui giornali. Lo scontro sul nome ad esempio. Lo ammetto, mi darebbe un gran fastidio se i miei figli scegliessero di battezzare i propri eredi con certi nomi esotici che vanno di moda negli ultimi tempi. Non faccio esempi per non offendere nessuno, ma personalmente sarei tentata di punire penalmente chi dà ai figli i nomi presi da “Beautyful” e telenovelas varie. Scherzi, e nomi, a parte, il match tra Melita e Heather accende i riflettori anche su un'intera gamma di rapporti familiari: può la nonna immischiarsi nella vita della nipote? Di recente proprio in Inghilterra è stato riconosciuto un vero e proprio diritto legale dei nonni di visitare i nipoti finiti al centro di una vertenza legale tra i genitori che si separavano. E infine c'è la questione dei soldi: ce li siamo guadagnati, sarebbe giusto che potessimo disporne liberamente da vivi e anche oltre. Ma è pur vero che nei confronti dei figli abbiamo delle responsabilità. Chi ha ragione tra Melita e Heather? Sono questioni su cui è difficile dare risposte in bianco e nero. Ma di una cosa sono convinta: se fai molto affidamento sui tuoi genitori per cavartela anche oltre i 18-20 anni, se li chiami in causa anche nella tua vita adulta, se li usi spesso e volentieri come stampella per la tua vita e come baby sitter per i figli, beh, allora è normale che i genitori maturino un certo diritto di ingerenza nelle decisioni: sono persone con dei sentimenti, non enti assistenziali. Il dibattito, comunque, è aperto.

E tra Heather e Melita com'è finita?
La figlia si è rivolta al tribunale. Ed è riuscita a far riconoscere il suo diritto ad avere almeno una fetta dell'eredità.

Pare che sia risultato importante, tra gli altri, il fatto che Melita non si era mai mostrata particolarmente attaccata agli animali durante la sua vita. Quel lascito alle associazioni (e qui si innesta un altro tema: l'attenzione riservata agli animali che a volte diventa superiore a quella accordata ai nostri simili) era solo un dispetto contro la figlia. Un odio così in famiglia mette i brividi.  


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