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Nucleare: la mossa giusta è partecipare al referendum

È l’ora di prendere posizione su scelte così strategiche che segnano il futuro del Paese

Mar 26 Apr 2011 | di Francesco Buda | Energia

Il nucleare a chi serve veramente? Concentra in poche mani moltissimo potere. Insieme all’acqua è il business che più fa gola alla casta politico-affaristica. Per questo sono vitali i referendum con i quali siamo chiamati ad esprimerci il 12 e 13 giugno. Un appuntamento urgente e concreto, per non continuare a subire decisioni dall’alto sulla nostra vita. Qualunque sia la nostra idea in merito, è bene farsi sentire e andare a votare. Stavolta si tratta di decisioni strategiche che ricadranno sui bambini anche di domani, per parecchie generazioni. è necessario prendere posizione. Non si può appaltare la sorte del Paese, attuale e futura, alla ristretta cerchia politica. Te la sentiresti di lasciare per sempre le chiavi di casa tua ad altri?

Per la casta, più soldi si mettono in movimento e più si conta. Anche se l’operazione si traduce in costi finanziari, ambientali, sanitari e sociali imprevedibili e debiti esorbitanti. Tanto poi si scaricano sui cittadini, per lunghissimo tempo. L’energia nucleare è la fonte che dà più potere ai politici perché - anche senza risorse da investire - spendono i soldi del futuro. Una magia finanziaria: spendere oggi ciò che oggi non c’è. Avviare cantieri atomici garantisce alla “casta” il vantaggio immediato di gestire subito risorse ora inesistenti impegnando (e inguaiando) il Paese per decenni, anche quando al comando ci saranno altri.

E più è grande l’opera e più garantisce “potere”. Perciò la casta politica vuole il nucleare a tutti i costi. Anzi, più costa e meglio è (per loro), significa più promesse da poter fare. «Più spendo e più voti prendo», recita il detto più volte citato in vari convegni dal Ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Democrazia vuol dire partecipare. E partecipare è esprimersi. E stavolta più che mai è necessario che ogni italiano lo faccia. Ognuno voti come meglio ritiene, ma si informi e vada a votare. Abbiamo bisogno che questi referendum non risultino ”abortiti”, cosa che farebbe molto comodo ai politici e ai potentati che ci stanno espropriando la Patria. Nel 150° anno dell’Unità della nostra meravigliosa nazione, dal popolo può arrivare un segno concreto per rimettere le cose a posto: l’Italia è degli italiani, non di pochi politicanti e delle lobby di cui sono complici. Nei Paesi caldi nordafricani e arabi, dove sono scoppaite sanguinose rivolte, dicevano che c’era democrazia. Noi ormai non possiamo più sceglierci i parlamentari, costretti a subire liste elettorali fatte a tavolino da pochi boss di partito. Ma rispetto a quei Paesi, abbiamo i referendum per far abrogare quelle leggi che non ci stanno bene. La grandiosità di questi referendum, è che davvero siamo liberi di votare come meglio crediamo. A tale scopo è fondamentale informarsi. Perciò, come già parecchi stanno facendo e ci comunicano, è bene far girare articoli come quelli che presentiamo su Acqua & Sapone e in questo internet è un formidabile strumento. Vista l’aria che tira, ma soprattutto visti i fatti e la storia, non c’è da illudersi che ci ripenserà e attuerà scelte indipendenti chi ha spianato la strada alle lobby sui bisogni vitali del popolo, come l’acqua e l’energia. E mollare per un po’ la presa potrebbe solo essere un diversivo per far abbassare la guardia alla gente, inducendola magari a non andare a votare e far saltare i referendum. Perché questi siano validi, infatti, serve che almeno il 50% più uno degli aventi diritto al voto vadano alle urne. Rinunciarvi, ci costerebbe troppo. Stavolta proprio non ce lo possiamo permettere di delegare. Ve l’immaginate i nostri bambini coi rubinetti assoggettati a un pugno di manager stranieri e ai reattori atomici? Chi glielo spiegherà che potevamo scegliere ma non lo abbiamo fatto?

 


I REFERENDUM
Sabato 12 e domenica 13 giugno, 4 schede dei referendum ci domandano se abrogare con il nostro “Sì”: 1) L’obbligo per gli enti pubblici di cedere ai privati il controllo sugli acquedotti. 2) Il guadagno garantito del 7% ai privati che gestiscono l’acqua. 3) Le norme con cui il Governo ha reintrodotto la costruzione di centrali nucleari in Italia. 4) La possibilità per il capo del Governo e i Ministri di assentarsi dai processi a loro discrezione in nome degli impegni istituzionali.
 



Il naso lungo di Chernobyl
LIBRO VERITÀ

è appena uscito “Il naso lungo di Chernobyl”. In 70 pagine sgretola, dati alla mano e con fonti inconfutabili, i meccanismi perversi e il sistema di menzogne su cui si fonda il business atomico. Scritto da Massimo Bonfatti, che da tanti anni visita e sostiene le popolazioni vittime del disastro di Chernobyl, è un documento semplice e utilissimo.
Per acquistarlo: www.mondoincammino.org (nella sezione “la bancarella”).
 



“DEMOCRAZIE” IN FIAMME E REATTORI
Algeria, Egitto, Libia, Marocco, Tunisia e Yemen sono nella lista dei Paesi dove l’intenzione di costruire reattori atomici “è in seria considerazione”, secondo la Worl Nuclear Association, organizzazione della lobby dell’atomo. Tutti Paesi in preda alle rivolte dei rispettivi popoli esasperati.
 



SIMPSONS CENSURATI
La catastrofe nucleare iniziata l’11 marzo in Giappone si abbatte anche sui cartoni animati: in Germania, Austria e Svizzera tre televisioni hanno deciso di censurare la serie, tagliando gli episodi e scene che presentano incidenti alla centrale atomica di Mr Burns o altri imbarazzanti riferimenti ai rischi atomici.
 



SE NON FA MALE, PERCHÉ I DATI SONO SEGRETI?
Per statuto, obiettivo principale dell'Aiea, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica chiamata a controllare il nucleare nel mondo, è “l'accelerazione e la crescita del contributo dell'energia atomica in favore della pace, la salute e la prosperità in tutto il mondo”. Come può essere controllore imparziale chi è promotore principe di questo business? L’accordo WHA 12-40 del 28/5/1959 stabilisce che l'Organizzazione Mondiale della Sanità non può rivelare dati sui danni sanitari da radiazioni senza il previo consenso dell'Aiea.

Se il nucleare è sicuro, pulito e non fa male alla salute, perché non si possono divulgare i dati sanitari?
Nel 1996 l'Aiea dichiarò che l'incidente di Chernobyl causò 32 morti. Divenuti 56 – secondo gli esperti arruolati dall'Agenzia nuclearista nel Chernobyl Forum – nel 2005. PEr il resto si è trattato di malattie psicosomatiche o legate al tenore di vita. Infarti ai bambini, malformazioni, cancri, sterilità eccetera – secondo loro e secondo il Comitato scientifico delle Nazioni Unite per lo studio degli effetti delle radiazioni ionizzanti (Unscear) – la gente se li è beccati per cattive abitudini, perché mangiavano troppi grassi, bevevano, per lo stress... e perché povera. Il dottor Martin Griffiths, del Dipartimento degli affari umanitari dell'Onu a Ginevra, segnalava la verità che non era stata detta alle popolazioni e indicava che 9 milioni di persone erano state colpite e che le conseguenze sanitarie nefaste non facevano che aumentare. Il dottor Korolenko, Ministro della Sanità ucraino, spiegò che nel suo Paese l'acqua potabile di 30 milioni di persone era contaminata. Solo nell'ovest dell'ex Unione sovietica, il National Radio Protection Board inglese calcola tra i 2.500 e i 75.000 cancri mortali. A prescindere dai gravi incidenti, l’umanità è sottoposta ad un avvelenamento a piccole dosi, giorno dopo giorno, guasto dopo guasto. L'ultimo di cui si ha notizia, mentre tutti guardavamo terrorizzati al cataclisma in Giappone, risale al 16 marzo, la centrale canadese di Pickering, vicino Toronto: ha riversato nel lago 73mila litri di acqua contaminata per un malfunzionamento al sistema di scarico.
 



Scorie letali ed eterne
Non c’è al mondo un posto dove mettere in sicurezza i rifiuti radioattivi

Montagne di materiali radioattivi sono l’eredità dei reattori nucleari. Per centinaia di secoli. Non vi sono posti sicuri per simili rifiuti, che resteranno ai bambini nel futuro per migliaia di generazioni future. Una generazione nuova mediamente arriva ogni 25 anni e almeno 12.000 future generazioni dovranno fare i conti con questi materiali che in natura non esistono. La National Academy of Science (Usa) raccomanda infatti tra i 300.000 ed un milione di anni come periodo di riferimento per individuare i siti (finora introvabili) dove custodire le scorie nucleari. Perciò la Court of Appeals della Colombia ha stabilito che le regole dell’Epa, organo per la protezione dell’ambiente Usa, per il deposito a Yucca Mountain violano la legge. L’Epa aveva infatti indicato un tempo di “soli” 10.000 anni. E il Dipartimento dell’Energia Usa ha denunciato omissioni e irregolarità negli studi geologici che comprometterebbero la sicurezza del sito che avrebbe dovuto risolvere il problema dei rifiuti radioattivi in Usa. Non è mai stato aperto. Per stoccare scorie e rifiuti radioattivi prodotti al ritmo attuale, il pianeta avrebbe bisogno di un deposito grande come quello di Yucca Mountain ogni due anni. Intanto quello tedesco nella ex miniera di salgemma in Bassa Sassonia è un colabrodo, intaccato da gravi infiltrazioni di acqua che minacciano 126.000 fusti radioattivi. E attorno sono aumentate le leucemie tra gli uomini e i cancri alla tiroide nelle donne.
 



Stop da scienza e finanza
Il nucleare ha costi sanitari ed economici assurdi, perciò non piace agli esperti

L’energia atomica come radioso futuro della ricerca, dell'industria e dell'economia e per l'ambiente? Un incubo camuffato da sogno. Lo sanno bene scienziati e uomini d'affari di tutto il mondo. Solo in Italia, oltre 2.160 tra docenti universitari e non, ricercatori ed esperti hanno firmato l'appello al Governo per fermare il ritorno al nucleare lanciato dal Prof Vincenzo Balzani, luminare dell'energia, tra i 100 migliori chimici del mondo, con gli scienziati dell'associazione “Energia per il futuro”. Già nel 1956, il Premio Nobel Hermann Joseph Muller, insieme ad un prestigioso gruppo internazionale di genetisti mise in guardia l'umanità: «La salute delle future generazioni è minacciata dallo sviluppo crescente dell'industria nucleare. Stimiamo ugualmente che le nuove mutazioni che si manifestano negli esseri umani avranno un effetto nefasto su di loro e sulla loro discendenza». Altrettanto severi, gli esperti delle scienze economiche e finanziarie e i professionisti del business bocciano l'atomo. Uno per tutti: il leggendario Warren Buffett, soprannominato “l'oracolo di Omaha” per il suo fiuto e capacità di prevedere gli investimenti giusti e capo di un impero finanziario immenso, ha cestinato le proposte di puntare sulle centrali atomiche. Un'approfondita ricerca della sua MidAmerican ha concluso che fare un nuovo reattore nucleare “non ha senso economico”. Il Congressual Budget Office degli Usa, organo imparziale, considera antieconomico investire nel nucleare, stimando di ben oltre il 50% il rischio di fallimento, anche per via dei costi eccessivi. Costi che nessuno è in grado di prevedere con accettabile affidabilità. Né la Banca Mondiale né l'Asian Development Bank hanno mai investito in queste tecnologie. Secondo Moody's, la famosa agenzia di rating (valuta cioè i rischi e appetibilità finanziaria), i nuovi investimenti nell'atomo sono una “scommessa” troppo azzardata. Tanto che «potrebbero mettere in ginocchio finanziariamente anche le più grosse compagnie», sentenzia a novembre 2009 un rapporto di Citigroup, la più grande azienda di servizi finanziari del mondo, descrivendo i rischi di costruzione di nuovi reattori atomici come “Corporate Killers”, assassini delle aziende. Già nel 1985 Forbes, autorevole rivista economica americana, bollava l'industria nucleare come “il più grande disastro manageriale nella storia economica degli Usa”. Ad agosto 2010, Standard & Poor's, colosso mondiale delle analisi finanziarie, ha avvertito che “dati i significativi costi, anche piccoli sforamenti e ritardi possono danneggiare i bilanci persino delle più grosse società impegnate nella costruzione di centrali nucleari”. A casa nostra, quasi 900 imprenditori, manager e professionisti italiani hanno sottoscritto l'appello al Governo “affinché riveda la scelta di un ritorno al nucleare per il nostro paese”. Ed il Ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha spiegato che, se i Paesi con centrali atomiche considerassero anche i costi di smantellamento di quegli impianti quando calcolano il Pil, la loro ricchezza interna, si scoprirebbe che molti dei Paesi che hanno il Pil maggiore del nostro sarebbero più indietro di noi.
 



Nessuno assicura e risarcisce i danni
Non esiste al mondo una compagnia che assicuri i danni da incidenti nelle centrali nucleari. Come mai? Perché è impossibile già solo calcolarli. Secondo i Trattati internazionali, l’assicurazione copre i due terzi del danno da incidente atomico, generalmente un miliardo di dollari (circa 693 milioni di euro). Gli esperti stimano almeno 4.000 morti per cancro entro il 2050 a seguito del disastro a Fukushima, in Giappone. Se ipotizziamo un indennizzo medio di un milione di euro a vittima (come si disse per Chernobyl), solo per danni alle persone si arriva a 4 miliardi di euro. Chi ce li mette? Anche per questo si minimizza sempre la reale portata dei danni da radiazioni, persino truccando dati e documenti.   


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