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Superare Wall Street

Come sfruttare la crisi, cosa inventarsi per affrontarla

Gio 23 Apr 2009 | di Manuela Senatore da New York | New York

Proprio Wall Street, che era il simbolo più fulgido dell’economia di New York, è caduto a picco precipitando gli americani in uno stato di shock. In pochi mesi il valore del mercato azionario si è dimezzato: più della metà delle sue istituzioni pilastro (banche, società di mutui e assicurazioni) è scomparsa insieme a migliaia di posti di lavoro. Milioni di americani che avevano investito in un mercato in continua crescita, speculando o comprando azioni con i risparmi per la pensione, hanno perso gran parte del loro investimento. Il crollo c’è stato lo scorso settembre e da allora il mercato attraversa una fase di volatilità estrema, con alti e bassi che scoraggiano gli acquirenti, nonostante i prezzi stracciati delle azioni. In attesa che il sistema ritrovi l’equilibrio e che nuove regole vengano riscritte e accettate, la città sta facendo i conti con il cambiamento: la fine del boom della finanza sta cambiando il modo di pensare individuale, annullando l’illusione che si possa ottenere il benessere senza fatica; ora che è finito l’incanto da febbre dell’oro, è il momento di ricalibrare le aspettative.

LA RABBIA VERSO I RICCHI
A questo sentimento si accompagna la rabbia verso i ricchi di Wall Street che hanno continuato ad arricchirsi anche dopo i fallimenti delle banche, ricevendo premi in denaro pagati con il denaro pubblico. Per molti newyorkesi alle prese con licenziamenti e sussidi di disoccupazione è stato un vero schiaffo sapere che banche e società aiutate a sopravvivere con il denaro di tutti non hanno smesso di organizzare feste lussuose e di pagare bonus sostanziosi a quelli che ancora ci lavorano. Ora più che mai vale l’antitesi che contrappone la "Wall Street" dei grandi interessi alla "Main Street" dei piccolo negozi e della classe media lavoratrice. Ora come non mai il significato della prima è negativo perché richiama l’elitismo, i poteri incontrollabili e il capitalismo d’assalto. La peggior recessione della città dai tempi del sindaco Fiorello La Guardia, che rischia di far perdere un totale spaventoso di 300.000 posti, trasformerà le regole di Wall Street, ma soprattutto cambierà il modo in cui i newyorchesi si guadagnano la vita.

L’OPPORTUNITA' CHE OFFRE LA CRISI
Non necessariamente sarà un fatto negativo: la città ha di fronte l’opportunità storica di reinventarsi, liberandosi della dipendenza dalla finanza. Potrà sviluppare un’economia diversificata mettendo insieme i cervelli matematici di quelli che hanno perso il lavoro e il talento creativo degli accademici per inventare prodotti sconosciuti e nuove start-up; e intanto dovrà puntare sul lavoro della classe media e fomentare una cultura imprenditoriale innovativa.

400MILA LAVORI ENTRO IL 2015
L’amministrazione di Bloomberg ha lavorato da anni per diversificare l’economia di New York e ora sta attuando programmi (come FastTrac) per rieducare i lavoratori scacciati dal settore finanziario. Nonostante i 250.000 lavori non finanziari già creati in otto anni, i conti si annunciano come un problema: infatti il settore finanziario generava ben il 35% delle tasse, impiegando solo il 10% dei lavoratori. Sarà difficile rimpiazzare queste entrate, ma il progetto è di creare 400.000 nuovi lavori entro il 2015. Per arrivarci si ricorrerà a iniziative miste di pubblico e privato per il sostegno alle piccole imprese, con investimenti nella biotecnologia, nell’economia verde e in settori come la moda e i porti. Nel campo creativo le occasioni di crescita includono il design industriale, i video game e i media digitali. Altre promesse vengono dall’istruzione superiore, perché, se le carriere bancarie e di borsa smettono di attrarre i cervelli più brillanti e ambiziosi che escono dai college, molti talenti sceglieranno di dedicarsi ad altri lavori. Infine, ci sono le comunità d’immigranti che rappresentano quasi il 40% della popolazione della città e hanno spirito imprenditoriale da vendere. Niente panico insomma: caduta o ridimensionata Wall Street, la città ha ancora la sua più grande ricchezza nella gente che ci vive e in quella che sceglie di venire a viverci.

IL COMMERCIO DI BENI... BIOLOGICI
Sarà per la crisi, ma un numero crescente di americani cerca di ricavare profitto da risorse personali come i capelli, lo sperma e gli ovuli. HairTrader.com - un sito per il commercio di capelli - riporta una crescita del 400% delle persone interessate a vendere il crine, mentre a New York le banche del seme e degli ovuli rivelano di avere almeno il doppio delle offerte. Per i capelli, i compensi si aggirano tra i 600 e i 3.000 dollari; le donne ottengono fino a 10.000 dollari per la donazione degli ovuli, mentre gli uomini ne ricevono circa 100 per una donazione di seme. Dati del Northeast Assisted Fertility Group parlano di dozzine di contatti al giorno, ma di poche centinaia di casi riusciti all’anno. Il denaro è la prima ragione per questi commerci che non comportano rischi personali; ma chi lo fa cerca di giustificarsi con altre ragioni, come ad esempio il desiderio di aiutare le coppie che hanno difficoltà a concepire un figlio.               


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