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Attenti alla trappola della sicurezza

Che hanno in comune internet e gli aeroporti? In entrambi la sicurezza può essere violata. Ma non per questo dobbiamo “blindarli”

Mar 31 Mag 2011 | di Armando Marino | Attualità

Una donna francese in viaggio sul volo Alitalia Roma Parigi, lo scorso 25 aprile, alza gli occhi dal libro che sta leggendo, richiamata da un concitato vociare. Si sporge per guardare oltre il sedile e vede un uomo in piedi che sta puntando un coltello alla gola di una hostess, ridendo follemente e urlando “questo è un dirottamento”. Nello stesso momento un impiegato di banca in malattia è davanti al suo televisore di casa, sta armeggiando con la sua playstation: tenta di collegarsi per giocare in rete, ma già da qualche giorno non c’è verso di connettersi. Pensateci e rispondete: quale di queste due situazioni, realmente accadute vi sembra più rischiosa?

Per rispondere torniamo alle due scene, ma solo dopo aver schiacciato il tasto “avanti veloce” di qualche ora. Scopriamo che il dirottatore è solo un kazako squilibrato che in pochi istanti è stato bloccato dagli steward e reso innocuo. L’aereo atterrerà a Roma senza alcun problema. Il bancario in malattia invece scoprirà che la rete playstation si è bloccata perché ha subìto un attacco informatico da parte di hacker, i pirati della rete che avrebbero rubato dati sensibili (pare anche carte di credito e password) a 77 milioni di utenti nel mondo, di cui 800mila in Italia: il bancario è uno di loro. Dunque la poltrona di casa si è rivelata più pericolosa di quella dell’aereo.

Ma se la conclusione è diversa, le due situazioni hanno altri dettagli in comune: non sarebbero dovute accadere. In entrambi i casi erano state prese delle misure di sicurezza: quel coltellino non sarebbe potuto salire sull’aereo e gli “hacker” non avrebbero dovuto poter superare le difese informatiche della Sony. Dopo l’11 Settembre ci hanno man mano vietato di imbarcare forbicine metalliche, tagliaunghie, poi pure le bottigliette d’acqua, costringendoci nel frattempo a code lunghissime al metal detector. E si vanno complicando anche le procedure per navigare: ci vuole la registrazione, ci vuole password, domanda di sicurezza, cambiate la password ogni sei mesi, inseriteci caratteri impossibili da ricordare. Più si alzano le difese, più si fa furbo chi vuole aggirarle con cattive intenzioni. Intanto la nostra vita diventa più complicata, le code si allungano, le password pure. In teoria, le barriere dovrebbero tener lontani almeno i malintenzionati più scalcinati, tipo kazaki pazzi. Ma evidentemente anche questa non è una certezza. Dallo scorso 29 aprile il divieto di imbarcare flaconi con liquidi più capienti di 100 millilitri è stato allentato in molti Paesi, ma non in tutti: Italia, Francia, Stati Uniti non hanno accettato. Personalmente non sono contrario per principio a telecamere, controlli e simili. Ma credo che una certa dose di fatalismo rispetto ai rischi che corriamo sia inevitabile, altrimenti si rompe il delicato equilibrio tra sicurezza e libertà. La prima non può e non deve soffocare la seconda perché di attentati si può morire, ma di paura non si vive.


P.S. Devo una risposta ai numerosi lettori che mi hanno scritto per chiedere maggiori informazioni sulla riforma del condominio approvata in Senato, di cui ho parlato nel numero di marzo. Specifico che la norma non è ancora in vigore, perché manca l’approvazione della Camera, che dovrebbe arrivare entro il 2011. Sicuramente ne riparleremo quando sarà approvata definitivamente. Il progetto di legge è Ac4041 ed è attualmente all’esame della Camera. Qui di seguito il link per avere tutte le informazioni sul sito della Camera: http://nuovo.camera.it/126?leg=16&pdl=4041


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