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Il ‘pasticciaccio’ del generico

Già costano più della media europea, con i tagli aumenteranno

Lun 06 Giu 2011 | di Armando Marino | Salute

Solito pasticcio, solito conto da pagare per i consumatori. Il caso si può spiegare con questa sequenza di fatti: il governo decide di tagliare la spesa sanitaria di qualche centinaio di milioni. L’Agenzia del farmaco per centrare l’obiettivo provvede alla revisione del proprio listino prezzi per 4.200 “generici”, ovvero quei medicinali che, essendo il brevetto originale scaduto, vengono prodotti da altre aziende a costo più basso, rispetto a quello praticato dalla ditta che li ha inventati e messi sul mercato. Il listino indica la quota del prezzo del farmaco che l’Agenzia, in sigla Aifa, rimborserà all’azienda. Per fare un esempio e chiarire tutto inventiamo un farmaco, l’aspirona. Semplificando, l’aspirona viene venduta nella confezione “griffata” a 10 euro e in quella generica (che ha lo stesso principio attivo, ma un nome commerciale diverso, diciamo aspirella) a 4 euro.

PRIMA E DOPO IL PROVVEDIMENTO
Prima del provvedimento scattato alla fine dello scorso aprile, l’Aifa rimborsava 5 euro all’azienda produttrice dell’aspirella, dopo ha deciso che ne rimborserà solo 2. Non si tratta di un prezzo fissato a caso, ma di un’allineamento alla media europea, che per i farmaci generici è decisamente più bassa che in Italia. Sta di fatto che molte aziende hanno deciso di non adeguare i prezzi dei farmaci alla cifra imposta dall’Aifa.

CONSEGUENZE
Risultato: molti malati sono stati costretti a pagare di tasca propria la differenza, che si va ad aggiungere alla quota che in genere veniva già coperta con il ticket (nel 2010 i cittadini hanno versato quasi un miliardo di euro di ticket farmaceutici). Secondo le stime delle associazioni dei consumatori, a carico dei pazienti che comprano farmaci generici potrebbero esserci aumenti del 25% che interessano milioni di persone, inclusi malati oncologici. Un fatto che snatura la ragione stessa di esistere dei medicinali non griffati. In fondo, chi li produce non ha investito in ricerca e non fa che sfruttare il lavoro fatto da altri, con un sistema ovviamente legale e benemerito, perché consente grossi risparmi sulla spesa sanitaria.

IL SENSO DEI GENERICI
Se i risparmi non ci sono, o sono minimi, a che pro dovrebbero esistere dei farmaci generici? Le industrie del settore si giustificano: in parte i prezzi sono stati riallineati, assicura Assogenerici, che però definisce ingiusto il taglio del listino prezzi da parte dell’Aifa. Il problema, spiegano dalle aziende, è che la diffusione dei generici in Italia è molto inferiore alla media europea: solo un paziente su dieci sceglie il non griffato, contro il 50% del resto del continente. E questo non permette di realizzare quelle economie di scala che consentirebbero di ridurre i costi senza penalizzare troppo le aziende.
Di certo, il provvedimento dell’Aifa non è stato particolarmente pubblicizzato e non ci si è preoccupati abbastanza di preparare il terreno a questa mossa, che pure ha un senso per le casse dello Stato. Subito dopo l’introduzione è scoppiata la polemica, che si è subito trasformata in reciproco scambio di accuse tra parti politiche. Qualche regione ha annunciato che si farà carico della differenza di prezzo, per non penalizzare i malati. Ma in questo modo si dribbla il problema principale che è proprio quello della diffusione dei farmaci generici.

DISINFORMAZIONE
Ancora troppa gente non sa che esistono o non è informata correttamente sulla loro efficacia. Medici e farmacisti devono fare di più per chiarire ai pazienti che possono scegliere questa opzione per risparmiare. E per fare questo bisogna vigilare anche sul cordone ombelicale, che in certi casi appare ancora troppo stretto, tra medico e aziende produttrici dei farmaci più “blasonate”. Negli ultimi anni, comunque, il consumo dei generici è fortemente aumentato. Serve ancora uno sforzo per togliere ogni scusa ai produttori colpiti da questo provvedimento.
Anche il singolo può fare la sua parte: innanzitutto chiedendo al medico e al farmacista se per il medicinale prescritto esiste la versione senza marchio. E poi informandosi via internet, basta provare a cercare su Google “banca dati farmaci generici”.

 


DIVENTO INFERMERIA
Dal 4 maggio scorso la farmacia si è allargata. Non si tratta di metri quadri, ma di servizi offerti. La riforma pubblicata in Gazzetta Ufficiale prevede infatti che, negli stessi locali in cui si vendono farmaci e cosmetici, possano operare infermieri e fisioterapisti, offrendo così un servizio molto capillare ai cittadini.
Ci si può dunque far praticare iniezioni o medicazioni, partecipare a programmi di educazione sanitaria, farsi dare consigli sulla corretta applicazione di una terapia, fare prelievi per analisi di base (controllo della glicemia, del colesterolo, dei trigliceridi), effettuare sedute fisioterapiche (riabilitazione, recupero delle disabilità, massaggi, massoterapia). L'importante è che le prestazioni effettuate da infermieri e fisioterapisti attivi in farmacia rientrino in apposite prescrizioni mediche.
Al farmacista spetta la responsabilità di controllare che i professionisti che forniscono le prestazioni abbiano i titoli e le capacità prescritte dalla legge, così come i locali, che devono essere adeguati al tipo di intervento praticato sul paziente. Il farmacista deve anche occuparsi del «coordinamento organizzativo e gestionale dei nuovi servizi». Una riforma a costo zero per le casse dello Stato che per una volta ha raccolto solo pareri positivi.


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