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Basta vivere sulla “corda”

In Italia ci sentiamo liberi di dare sfogo a qualunque pulsione

Gio 23 Giu 2011 | di Armando Marino | Attualità

L’85% degli italiani è convinto di essere l’unico arbitro di se stesso, oltre ogni regola. Secondo il Censis, che ha raccolto questo dato in un suo sondaggio, questo spiega la deriva dell’aggressività con cui siamo costretti a fare i conti tutti i giorni. Significa che ci sentiamo privi di vincoli, liberi di dar sfogo a qualunque pulsione. E se questo comporta un danno per la persona che ci passa vicino, pazienza. Il Censis corrobora le proprie conclusioni con alcuni dati di fatto: negli ultimi cinque anni sono aumentati del 35,5% minacce e ingiurie e del 26,5% lesioni e percosse. Pur rifuggendo dal pessimismo e diffidando delle analisi sociologiche, ho l’impressione che questa analisi, che trova riscontro nella vita quotidiana, soprattutto di chi abita nelle grandi città, sia piuttosto azzeccata. E serva a spiegare per quale motivo percepiamo la vita in città come sempre più pericolosa, mentre in realtà i crimini tendono quasi tutti a diminuire. Più di rapine e omicidi, che sono ovviamente reati più gravi, è frequente imbattersi in aggressività e maleducazione. La controprova del malessere, che questo fenomeno ci provoca, aggiunge il Censis, è l’aumento del 114% del consumo di anti depressivi.

E' possibile che scarso controllo delle pulsioni e iperreattività si trasmettano dal singolo alla collettività, dalla persona alle istituzioni? Forse faccio un volo pindarico, un collegamento fantasioso, ma io ho l’impressione che sia proprio così. Non solo i singoli politici reagiscono senza riflettere, sputando sentenze idiote senza pensare ogni volta che arrivano a portata di microfono, ma anche le istituzioni stesse stanno diventando sempre più iperreattive. Prendete il caso del cosiddetto batterio killer. Certamente è preoccupante che ci siano state parecchie morti per aver ingerito cibi contaminati. Ma il fenomeno, almeno al momento in cui scriviamo, è in realtà abbastanza localizzato. Invece le stesse autorità tedesche, che nel nostro immaginario sono il massimo della precisione e dell’autorevolezza, hanno reagito d’istinto all’emergenza. Senza avere elementi certi in mano, hanno denunciato come rischiosi, di volta in volta, insalata, cetrioli, germogli di soia. Tutti alimenti scagionati e poi accusati e poi scagionati dalle analisi di laboratorio. Ma intanto l’allarme lanciato dalle autorità ha provocato in una società impaurita e a sua volta iper reattiva, una specie di tsunami. è bastato un presunto cetriolo avvelenato ad Amburgo per far smettere a mezza Europa di mangiare verdure. La nostra unica difesa è diffidare di questi stimoli così violenti, rifuggire dal panico, dall’aggressione. Fregarcene un po’, in parole poverissime. Anche perché, vivere una vita così “sulla corda”, a parer mio, rischia, molto più dei pesticidi, di accorciarci l’esistenza. Non ci resta che consolarci sperando che accorci anche la permanenza al potere di chi gestisce in questo modo un’istituzione.  


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