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Bambini cacciati

La fede dei Niños Vagos immensa come la loro miseria

Gio 23 Giu 2011 | di Padre Angelo Benolli | Italia Solidale
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Nel nord dell'Argentina, tra le Ande, vi era una regione poverissima, situata nella zona dei tropici, in cui non piove mai, dove la gente muore di fame e ci sono gruppi di ragazzi (i “niños vagos”) che si riuniscono per compiere furti e rapine allo scopo di procurarsi del cibo. Un'estate partii per quella zona. La strada era lunga. Arrivato ad Ucui, ultima città della zona, trovai un tassista, ma quando seppe che mi dirigevo verso quelle zone dei tropici, mi disse che era impossibile andare a causa dei “niños vagos” che assalivano e derubavano i viandanti. Chiesi a molti altri, invano. Finalmente trovai un autista meno pauroso e, promettendogli denaro, riuscii a partire. Il viaggio fu terribile: le strade erano mulattiere tra dirupi, sassi e terra deserta. Ad un tratto trovammo la strada interrotta da un mucchio di pietre. Subito saltò fuori un gruppo di ragazzi scheletrici per derubarci: erano i “niños vagos”. Saltai fuori dalla macchina e gettai loro del pane e delle mele. L'autista se ne andò ed io rimasi solo in mezzo a loro, con il mio piccolo-grande zaino. Feci vedere ai ragazzi che ero un sacerdote, che avevo il calice e le ostie per dire la messa. Rimasero molto meravigliati, mi portarono in un posto dove potei comperare un mulo per raggiungere l'interno di quelle montagne desertiche dagli svariatissimi colori. Questi bambini diventavano “niños vagos” perché cacciati dalla famiglia che non poteva nutrirli e vivevano nelle caverne delle montagne. Vedevo molti di questi bambini morire di fame e non avevo nulla da dar loro. Ero solo, disperato, arrabbiato. Mi domandavo com'era possibile che, in una nazione ricca come l'Argentina, in cui avevo visto colline di sacchi di frumento marcire, non si aiutassero neanche un poco questi bambini poveri e moribondi? La loro fede era immensa, ma anche la loro miseria. Mi trattenni presso di loro per quindici giorni. Quando mi preparai a lasciarli non volevano che me ne andassi. Promisi che sarei tornato e me ne andai pieno di furenti propositi. Arrivato a Buenos Aires mi recai presso un'autorità per parlare di ciò che avevo visto, affinché si organizzasse per quei poveri un serio aiuto. Tutto però cadde nell'indifferenza più vigliacca, anzi, alcuni giunsero a negare che esistesse una tale realtà.

 


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