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Piccolo bello: gli italiani sognano il paesino

Un sondaggio parla chiaro: un cittadino su due sarebbe pronto a trasferirsi

Gio 23 Giu 2011 | di Maurizio Targa | Casa

Oltre la metà degli italiani, il 51%, secondo un recente sondaggio Coldiretti, vorrebbe abitare in uno dei 5.073 piccoli Comuni di cui è disseminato il Belpaese. I municipi con meno di 5.000 abitanti rappresentano il 70,4% dei circa 8.100 Comuni italiani, e il 18% della popolazione tricolore, ovvero circa 10 milioni di connazionali, vive proprio nei paesini. Altri 20 milioni sarebbero pronti a seguirli sin da subito. Ma cosa spinge i nostri connazionali a sognare il paesello, nonostante gli indubbi svantaggi pratici che il risiedervi comporta? Svetta tra i desideri la ricerca di una migliore qualità della vita ed una maggiore sicurezza sociale, della buona alimentazione, di un ambiente più sano e semplicità nel costruire rapporti personali più duraturi. Ma l’interesse è crescente, come confermato anche dal +8% del fatturato prodotto nei borghi più belli d'Italia dell'Anci, che ha raggiunto nel 2010 il valore di 1,058 miliardi di euro. Nei piccoli Comuni si coltiva oltre la metà di quanto prodotto in agricoltura in Italia: nel territorio di tre piccoli Comuni su quattro sono presenti allevamenti destinati a produrre formaggi o salumi italiani a denominazione di origine (Dop), mentre nel 60% di essi si trovano gli uliveti dai quali si ottengono i 38 oli italiani a denominazione di origine. Rilevante la crescente domanda di pernottamenti in agriturismo, ma anche il consumo di prodotti agroalimentari a chilometri zero, ovvero acquistati direttamente presso l’azienda agricola. I giovani in merito sono veri e propri appassionati, al punto che spopolano su Facebook gruppi su come acquistare prodotti agroalimentari di qualità, o su come coltivare l’orto.

Aria e cibo fanno dimenticare i disagi
Tornando al sondaggio, è una vera Caporetto per le metropoli: solo uno sparuto 9 per cento dei rispondenti esprime infatti la sua ambizione a risiedere nella grande città (con oltre mezzo milione di abitanti); il 2% preferisce i centri compresi tra 500mila e 100mila residenti e il 38% vorrebbe abitare nelle cittadine tra le 100mila e le 5mila anime. Nei piccoli Comuni, dove abitano appunto dieci milioni di italiani, si lamentano tuttavia i troppi ritardi infrastrutturali e nei servizi offerti, con lacune che vanno dalle tecnologie informatiche alle scuole, dagli ospedali alle poste fino ai presidi istituzionali, gap che si chiedono a gran voce vengano recuperati in fretta. E, nonostante ciò, in base ai dati dell’Istituto Nazionale di Statistica aggiornati al 1° gennaio 2011, il 53% dei piccoli Comuni, ovvero 3.023, ha incrementato nell’ultimo anno la propria popolazione, vedendo aumentare i propri residenti di quasi 66 mila unità. Non solo: negli ultimi trent' anni 511 piccoli Comuni non lo sono più, avendo superato la soglia dei cinquemila abitanti, dismettendo così l’aggettivo che ne definiva esigue le dimensioni.

Una legge per i piccoli
«Quest’anno – ha dichiarato Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente – oltre al 150mo dell’Unità c’è un motivo in più per festeggiare. L’approvazione alla Camera della legge a favore dei piccoli Comuni, che permetterà di rafforzare gli interventi a favore dello sviluppo locale, di valorizzare e salvaguardare le identità culturali in aree spesso in deficit a causa di assenza d’investimenti. Può essere un primo passo per trasformare un problema in opportunità, sostenendo e sviluppando i talenti locali». Dal Parlamento è arrivato un segnale positivo per il paese, con la legge approvata all’unanimità all’inizio dello scorso aprile. «è una bella notizia per chi vuole bene all’Italia», ha commentato Ermete Realacci, anche Responsabile green economy del Pd e primo firmatario della legge con l’on. Maurizio Lupi, che milita invece nel PdL, il quale ha aggiunto: «Una legge molto attesa, non perché da sola possa essere risolutiva dei problemi aperti, ma perché indica con chiarezza una direzione ed una politica: considerare i piccoli Comuni non un peso per il nostro paese, un’eredità del passato, ma una straordinaria occasione per difendere la nostra identità, le nostre qualità e costruire il futuro».

Piccolo è ecologico
E se il referendum ha scritto finalmente i titoli di coda per il nucleare, è proprio nei piccoli comuni che si sperimentano fonti rinnovabili, si differenziano e riciclano i rifiuti, si producono Dop ed eccellenze enogastronomiche famose nel mondo. È proprio qui che si sperimentano buone pratiche per la tutela del territorio e della biodiversità, oltre a difendere il ruolo della cultura e dell'istruzione attuando politiche concrete d'integrazione. In queste culle dei saperi tradizionali si stanno diffondendo le principali esperienze di innovazione tecnologica in campo energetico, come confermano i dati dell’ultimo dossier Comuni Rinnovabili di Legambiente, che da sette anni fotografa l'evoluzione della diffusione nazionale delle rinnovabili a livello comunale. Dei 7.661 Comuni italiani che utilizzano energia prodotta con fonti rinnovabili, quasi il 69% sono piccoli (in 4.987 Comuni troviamo il solare fotovoltaico, in 2.745 il solare termico, in 229 l’eolico, in 828 il mini-idroeletttrico e in 130 la geotermia.) Le biomasse si trovano in 550 municipi. «Le energie rinnovabili – ha spiegato Francesco Starace, Amministratore Delegato di Enel Green Power - non sono solo a basso impatto ambientale, ma utilizzano al meglio le risorse presenti in ambito locale, con impianti distribuiti di piccola e media taglia. Per questo si integrano molto bene con le diverse realtà comunali italiane ricche di risorse naturali quali acqua, calore della terra, vento, sole e biomassa. Come sono spesso i nostri piccoli centri».

E se proprio volete strafare…
Il vostro cognome è de' Paperoni? Allora non trasferitevi nel borgo, compratevelo proprio. Perché si può fare, e non è neanche troppo caro. Un pezzo di storia nel cuore del Parco Gran Sasso, per esempio, costa appena 550.000 euro, che è il prezzo richiesto per l'acquisto dell'intero borgo medievale di Villa Piola, frazione disabitata del Comune di Torricella Sicura, in provincia di Teramo. L'annuncio è apparso a maggio sui principali siti di compravendita immobiliare. Il borgo è composto da undici case da ristrutturare e costa meno di tanti appartamenti in centro città, eppure ha un valore storico inestimabile, se si considera che il primo documento scritto sull’abitato risale al 1059 e che all’interno di questo piccolo nucleo di case incastonate in uno scenario mozzafiato sono presenti reperti storici unici. Un altro paese venduto a stock è Umbriano, leggendario borgo fantasma in Valnerina nel Comune di Ferentillo (Tr) che, stando alle conclusioni di approfondite ricerche storiche, sarebbe il più antico insediamento della regione. Quello di San Casciano dei Bagni, in provincia di Siena, se lo è già aggiudicato il proprietario di una miniera di diamanti sudafricana e, sempre in Toscana, strutture un po’ più piccole sono state acquistate dalle famiglie Bulgari e Agnelli, da attori quali Sergio Castellitto e Alessandro Gassman o dallo stilista Valentino e da un protagonista della finanza europea come il banchiere olandese Rijkman Groenink. I borghi disabitati da recuperare sono 341, dice uno studio di Norman, gruppo italiano operante nel settore della gestione di patrimoni immobiliari per conto terzi. La caccia è cominciata agli inizi degli anni ‘90, quando ancora non costavano praticamente nulla, puntando a ristrutturazioni pesanti e di grandi qualità per un segmento elevato di mercato, con l’obiettivo di farne strutture alberghiere di lusso con ampi margini di rientro nell’investimento. Un borgo disabitato oscilla fra i 2 mila e gli 11 mila metri quadrati ed il costo varia da un minimo di 3 milioni fino anche a 30 milioni di euro, a seconda della grandezza ma anche dello stato di conservazione, dalla località e dalla posizione in cui si trova. Quelli più interessanti sono in centro Italia fra Umbria, Toscana e Lazio. E sono i più cari.
 


IL VIP? LO TROVI AL BORGO
Ci sono poi attori e cantanti stranieri famosi che quando vengono in vacanza in Italia si “rifugiano” nei piccoli Comuni, o addirittura vi fanno affari come Mick Hucknall, cantante dei Simply Red, il quale a Sant’Alfio, Comune della Provincia di Catania con meno di 1.700 abitanti, si dedica alla produzione del vino. Il classico lago di Como già da diversi anni è stato riscoperto da George Clooney, che a Laglio (939 ab.) ha acquistato due ville e ha reso questa location il luogo preferito da chi ama il romanticismo. In seguito hanno visitato le sponde del lago anche Matt Damon, Brad Pitt e Angelina Jolie. L’attrice premio Oscar Helen Mirren ha acquistato una masseria in provincia di Lecce; uno dei Vip più noti che amano la Toscana è Sting, ma sono tantissimi a prenotare le proprie vacanze nei borghi medievali della regione, da Rod Stewart a Michael Douglas e John Malkovich che cercano in questo territorio la soluzione per ogni stress e l’immersione nella maestosità di una natura sempre accogliente.


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