acquaesapone Turisti non per caso
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Il regno dei coccodrilli

In viaggio attraverso le everglades, le terre paludose della florida

Gio 23 Apr 2009 | di Simonetta Bonamoneta | Turisti non per caso

La Florida è uno dei due soli Stati americani – l’altro è quello delle Hawaii – a clima tropicale. Un sole dorato per la maggior parte dell’anno, spiagge bianchissime, 30 mila laghi e circa 1700 corsi d’acqua sono la meta ideale per quei ricchi pensionati che desiderano trascorrere il resto della loro vita in maglietta polo e calzoncini corti. Con in più una chicca per tutti coloro che amano gustare il meglio della natura: Everglades.

UN “FIUME” LARGO 80 KM
Le caratteristiche che rendono “unico” questo parco nazionale sono il clima e la rete fittissima di canali e stagni, formata dalle acque del golfo del Messico. Una zona paludosa che comprende l’intera punta sud della Florida: un “fiume” senza fine, largo 80 km e profondo pochi centimetri, che scorre lentissimo verso il lago Okeechobee.

COME LEI NESSUNO MAI
La “wildness” delle Everglades è unica sulla terra: infatti in nessuna altra parte del mondo, a questa latitudine, il clima è così tropicale come sulla punta meridionale della Florida, interamente circondata dall’acqua. Le correnti, i venti e gli uragani hanno trascinato in questi luoghi semi di piante caraibiche e varie specie di animali, creando un immenso rifugio invernale per 300 specie di uccelli migratori: su tutti prevale da sempre l’alligatore.

EVITATE L'AUTO
L’Everglades National Park è difficile da conoscere in auto, un viaggio lungo il tratto che porta a Flamingo, sulla Florida Bay, comunicherebbe solo poche impressioni: meglio immergersi in questa natura poco per volta, come suggerisce il ranger del Visitor Center. Il mondo vegetale che si estende sulla terraferma accanto allo Slough ci conduce alla scoperta di una giungla inimmaginabile fatta di palme reali, querce e alberi tropicali. Sembra il paradiso terrestre!

SUL BATTELLO
In questo paesaggio primitivo e inalterato, dai colori smaglianti, che si scopre poco a poco, si possono fare degli incontri indimenticabili, specialmente percorrendone il dedalo di canali in battello, come “incrociare” qualche canoa ricavata dal tronco di un albero: è la tradizionale imbarcazione degli indiani Seminole, che in questo territorio hanno una loro piccola riserva.    

IL REGNO DELLE “SPATOLE ROSA”
L’Anhinga Trail porta al Taylor Slough, qui largo molti chilometri, che è uno dei maggiori apportatori d’acqua. Si cammina appena sopra la superficie dell’acqua, lungo un’ampia pianura ricoperta da alte erbe palustri: il numero degli animali è impressionante, a cominciare dagli aironi bianchi, che si tuffano per prendere i pesci  infilzandoli coi loro becchi aguzzi, sino ad arrivare alle cicogne, agli ibis, ai cormorani, agli “uccelli serpente”, ai pellicani ed alle “spatole rosa” che, coi loro becchi, ricordano una spatola o un cucchiaio e possono raggiungere la considerevole dimensione di oltre un metro e mezzo.

IL CORMORANO COME LE RANE
Altro uccello che si vede spesso in compagnia del pellicano, pur non facendo branco con lui, è il cormorano. Ottimo nuotatore, tuffatore e pescatore dal tipico mantello scuro, quando è immerso in acqua non usa solo le zampe, ma sbraccia anche con le ali, in una specie di nuoto “a rana”: anche per questa ragione raramente gli sfugge la preda.

80 DENTI, 6 M DI LUNGHEZZA, 200KG DI PRESSIONE
Il momento più emozionante è l’incontro con l’alligatore: questi grandi rettili vanno lentamente alla deriva oppure si riscaldano lungo le rive. Sonnecchiano, apparentemente pigri, ma quando un’incauta tartaruga, un uccello o un pesce si avvicinano troppo, balzano in avanti rapidissimamente e cercano di addentarlo. La forza delle loro mandibole è mortale: possono tranciare da parte a parte la coscia di un uomo. I muscoli costrittori della loro mandibola possono produrre oltre 200 chilogrammi di pressione per centimetro quadrato e, quando aprono le fauci provviste da 74 a 80 denti, mostrano tutta la loro mostruosa aggressività. I maschi possono raggiungere i 6 metri di lunghezza, le femmine i circa 3-4 metri: sono loro che all’inizio dell’estate costruiscono i nidi dove depositeranno dalle 20 alle 50 uova. I nidi sono in genere buchi nella sterpaglia, lungo le rive dei fiumi o dei laghi.

“CARA” PELLE
Questi rettili, come presto scoprirono i coloni bianchi all’inizio dell’Ottocento, possiedono la pelle dell’addome morbida e facile da lavorare. Per realizzare borse e valigie, tra il 1880 e il 1884 vennero “raccolti” circa un milione di alligatori. Così, giorno dopo giorno, questi animali preistorici iniziarono ad estinguersi. Finché vennero prese severe misure di protezione, portando nuovamente la specie ad oltre un milione e mezzo di alligatori. 

CATAMARANO: RUMOROSO MA DIVERTENTE
L’unica maniera per muoversi attraverso le vastissime distese di canneti, spesso profonde soltanto pochi centimetri, è il catamarano: un’imbarcazione rumorosa ma divertente - vietata all’interno del parco - che, grazie ad un potente propulsore situato a poppa, riesce ad inoltrarsi sopra le superfici giallo-verdi di erbe palustri, attraverso stretti canali tra alberi e vasti mari paludosi. Naturalmente, gli uccelli fuggono spaventati dal rumore, mentre gli alligatori, attratti soprattutto dai gustosi pezzi di carne che il conducente getta loro, non scappano.

L’ALLIGATORE È SERVITO
Dopo quest’ultima esplorazione è consigliabile effettuare una sosta  per il pranzo all’Oyster House Restaurant, lungo la strada 29, proprio fuori di Everglades. Una costruzione  bassa, in stile coloniale, coi grandi ventilatori che pendono dal soffitto: lungo le pareti un’infinità di foto di alligatori che lottano con uomini coraggiosi. Qui s’incontrano da sempre gli amanti della palude, uomini che hanno trascorso la loro vita tra gli animali, alla ricerca delle loro radici, dell’essenza della vita, in perenne contatto con questa natura. Uomini leggendari, su cui aleggiano storie incredibili. E qui, tra una pinta di birra e strani piatti, per la prima volta si invertono le leggi della natura: gli uomini  mangiano gli alligatori. Un piatto da leccarsi i baffi è proprio la sua coda che, tagliata in minuscoli cubetti, conditi da una spremutina di limone, è un piatto afrodisiaco: noi l’abbiamo mangiata. Così, in questa atmosfera arcana, veniamo a conoscenza di storie incredibili, i cui protagonisti sono sempre uomini e alligatori.

STORIE INCREDIBILI
«In questa parte della Florida, avere un cottage o una roulotte - ci dice Robert Miller, il proprietario del ristorante - può succedervi quello che successe a Tony Di Murzio. Era arrivato da Miami in compagnia di Rox, un labrador di 30 chili. Una sera, come tante altre, dopo cena, Tony giocava a tirargli la palla. Lui era seduto sulla veranda e Rox correva sul prato e gliela riportava. Ad un certo punto la palla è rotolata fino al canale e Rox s’è tuffato... Agli alligatori piacciono molto i cani, specialmente i barboncini».

AMICO COCCODRILLO
«Vicino a Clermont viveva un uomo, sua moglie e sua figlia – continua Miller -, coltivavano e vendevano uva. Quando la vigna era ancora giovane trovarono un piccolo alligatore e decisero di tenerselo. Col passare degli anni, l’animale divenne sempre più socievole: trascorreva tutto il tempo nel giardino davanti alla casa, dormendo sotto un cespuglio; ma quando arrivava un cliente o un visitatore, si svegliava immediatamente, dando l’allarme coi suoi versi rauchi. Poi si dirigeva verso la vigna, dove la famiglia stava lavorando, e non smetteva di grugnire finché non vedeva uno dei membri della famiglia dirigersi verso la casa. Allora tornava sotto il cespuglio e riprendeva il suo sonnellino. Era soprattutto la signora che si prendeva cura di lui: una volta, quando lei si ammalò, venne trovato addormentato vicino al suo letto».

PERNOTTAMENTO CON SORPRESA
«Una volta Tom Helm, scrittore e naturalista della Florida, ci raccontò questa storia – continua Robert Miller -: alcuni mesi fa Helm e un amico stavano esplorando una zona  della Florida settentrionale. Si fermarono per la notte in una radura, quando lui venne svegliato da qualcosa di anomalo.
Allungò una mano dietro la schiena e sentì come la pelle fredda di una grande valigia che sussultava leggermente: intanto, poco più in là, anche il suo amico si stava agitando. Una sola parola d’intesa e i due schizzarono fuori da rispettivi sacchi a pelo, mentre l’alligatore, che aveva trovato un po’ di calore corse via con i sacchi a pelo sul dorso!».


Condividi su: