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La storia triste della famiglia Cicaloni

Che fine farebbe una famiglia se continuasse a prendere soldi a prestito confidando su continui aumenti di stipendio?

Lun 26 Set 2011 | di Armando Marino | Salute

Bisognerebbe parlare di finanza pubblica. Sarebbe doveroso spiegare la manovra approvata quest’estate e i riflessi che avrà sulle nostre tasche. Il problema è che il provvedimento dello scorso settembre è solo l’ultimo di una serie di pezze che il governo ha cercato di appiccicare al disastro delle nostre casse pubbliche. E al momento in cui scriviamo è impossibile sapere quali e quanti altri decreti d’emergenza sarà costretto a varare. Meglio dunque rinviare la valutazione finale sui provvedimenti a un momento più tranquillo. Per ora è possibile solo cercare di dire la verità sulla situazione in cui si trova il Paese. Siamo il frutto di uno straordinario esperimento di ingegneria politica: un caso raro di corruzione di massa. I governi della Prima Repubblica, con l’avallo, da un certo punto in poi, dell’opposizione comunista, hanno corrotto mezza Italia prendendo soldi a prestito e trasferendoli sotto forma di rendite improduttive a una larga parte del Paese: baby pensioni, evasione fiscale senza troppi controlli, pensioni d’invalidità facili, uno stato sociale in parte spropositato e in parte ingiusto. Certo, questo ha creato benessere per decenni, ma lo ha fatto accumulando un debito enorme: più di 30.000 euro a italiano, bambini inclusi. Debito su cui ora ci troviamo a pagare giganteschi interessi.

Che fine farebbe una famiglia, la chiameremo famiglia Cicaloni, se, per tenere buoni tutti i componenti, il capofamiglia chiedesse ogni anno sempre più soldi in prestito, confidando sul fatto che il proprio stipendio crescerà continuamente, abbastanza da coprire interessi a tasso variabile? Scenario facile da immaginare: arriva una crisi, lo stipendio non aumenta più e non riesce a coprire gli interessi. A quel punto il capofamiglia ha una sola possibilità: chiedere ai familiari di restituire i regali, ridurre il tenore di vita, risparmiare insomma. Per evitare la rivolta, dovrebbe chiedere la stessa cifra a tutti. Se invece risparmia i figli preferiti e toglie i soldi solo alle pecore nere, finisce che queste ultime si rifiutano, chiedendosi perché tocchi solo a loro pagare. è la trappola che si nasconde oggi dietro l’espressione “diritti acquisiti”. Le generazioni che si sono lasciate corrompere, oggi godono di buone pensioni, che vengono pagate con i soldi di chi è ancora al lavoro e a causa del debito pubblico accumulato per corrompere, domani avrà pensioni bassissime. Gli anziani fortunati dicono ai giovani ostaggio della crisi: “ma la mia pensione è un diritto acquisito, non voglio rinunciarci”. Nel frattempo il capofamiglia tentenna sul da farsi, perché non vuole perdere il favore di nessuno. E, se qualcuno gli fa notare che anche lui potrebbe fare qualche sacrificio, lui risponde: “avete ragione, potrei rinunciare ai miei rolex, però non basterebbe, quindi che lo faccio a fare?”. Rischia di finire davvero male per i Cicaloni.


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