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Maledetta fortuna

Italiani giocatori distratti. Milioni di euro giacciono senza proprietario. Ma per molti, coi soldi, arrivano le disgrazie

Lun 26 Set 2011 | di Maurizio Targa | Soldi

Se alcuni sogni restano nel cassetto, molti riempiono le casse dello Stato. Nell’ultimo anno gli italiani hanno dimenticato di ritirare vincite al gioco per un totale di 173,7 milioni di euro. 

UN TESORO DIMENTICATO
Partiamo con la tradizionale Lotteria Italia: ammonta ad oltre 17 milioni di euro lo sproposito di soldi che gli scommettitori tricolori hanno dimenticato di incassare negli ultimi tre anni. Nel 2009, come ricorda Agipronews, rimase nelle casse dello Stato il primo premio da 5 milioni, venduto a Roma. Nel 2010 i premi di vario taglio non reclamati furono invece pari a 4 milioni. A queste magnifiche distrazioni bisogna aggiungere poi gli svarioni legati ad altri giochi come il Lotto e il Superenalotto. «Più tempo c'è fra giocata ed esito, più è facile dimenticarsi o perdere il biglietto», spiega Fabio Felici, direttore di Agicos (Agenzia giornalistica concorsi e scommesse). «Non a caso il biglietto non incassato da cinque milioni è stato uno dei primi a essere stato comprato: sarà rimasto nella tasca di una giacca estiva o distrutto in lavatrice». 

CHE FINE FA IL TESORETTO? 
Attualmente le somme non ritirate confluiscono nell'Erario, andando a finanziare attività varie come se fossero delle tasse; un sistema certo più equo di quello in vigore fino a qualche tempo fa, quando i soldi che venivano ridistribuiti come premio ai dipendenti degli enti gestori. Spiega Felici: «C'è anche un problema di informazione: la gente non sa come ed entro quando incassare le vincite». 
Lo Stato informa a modo suo 
Già nel 2005 una risoluzione della Commissione Finanze a firma dell'Onorevole Benvenuto impegnava il Governo a “introdurre, senza oneri per l'Amministrazione, forme efficaci di ripetuta pubblicità sui mezzi di informazione di massa delle vincite non riscosse”, ma di risultati se ne sono visti pochi. 

I FURBETTI...
A qualcuno tutto ‘sto giro di soldi ha fatto rizzare le antenne, se è vero che i Finanzieri del Comando provinciale di Roma hanno scoperto lo scorso giugno una società che riscuoteva vincite di scommesse non rivendicate. La combriccola di furbetti, titolari di un’agenzia autorizzata dall'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (Aams), pur non essendo evidentemente in possesso dei vari biglietti fortunati, attraverso un apposito software che evidenziava i tagliandi vincenti non riscossi in prossimità della scadenza dei 90 giorni, inseriva manualmente il codice identificativo del talloncino magico e intascava i soldi. 

I TEMPI DELLA RISCOSSIONE
È bene sapere infatti che ci sono tre mesi per dichiararsi titolare del biglietto baciato dalla sorte; molti fra gli "smemorati" sono proprio quelli che aspettano troppo tempo per andare a riscuotere il dovuto, affacciandosi solo quando sono scaduti i termini per incassare. È opportuno dunque "ripassare" dove, come ed entro quanto tempo la vincita deve essere ritirata. Le modalità sono diverse di gioco in gioco, e per i veri malati della scommessa è meglio aver sempre dietro uno schemino. Facendo attenzione, però, a non smarrire anche quello. 

FORSE ERA MEGLIO PERDERLO…
Ma in alcuni casi la mancata vincita può non essere una disdetta. Fa scuola il caso di Keith Gough, morto nel 2010 in totale solitudine, un conto in banca quasi inesistente, fegato gonfio di alcol, un divorzio alle spalle e un infarto prematuro. Chi era? Un fornaio inglese che cinque anni fa ebbe la “fortuna” di centrare un jackpot da 9 milioni di sterline (oltre 10 milioni di euro), col quale si era comprato villa e Bmw, stipendiava giardiniere e autista. Morto d’infarto a 58 anni, triste, solo, senza più moglie, amici e soldi, sperperati in scommesse, alcol, truffatori e accompagnatrici. Piangeva: «La lotteria? Mi ha rovinato la vita». Ma Gough, purtroppo, è in buona compagnia nella lista di chi è andato in malora in seguito a una vincita faraonica.  

LA QUINTA INDUSTRIA ITALIANA
A godere di solito è unicamente lo stato biscazziere che si crogiola tra enalotto, lotterie, gratta e perdi e allibratori vari: quella del gioco d'azzardo è infatti la quinta industria italiana dopo Fiat, Telecom, Enel, Ifim. Il settore è in forte aumento e cresce al ritmo del 13% l’anno, con 53 miliardi di euro puntati solo nel 2009 (2% del prodotto interno lordo). «Le entrate derivanti dai giochi hanno crescite a due cifre - spiega Riccardo Zerbetto, presidente di Alea (Associazione per lo studio del gioco d'azzardo e dei comportamenti a rischio). Un aumento complessivo imputabile soprattutto al raddoppio del fatturato dei Gratta e Vinci e all'aumento (del 22%) delle macchinette, che assicurano un gettito, su 18,8 miliardi di euro raccolti, di ben 2,2 miliardi per le entrate erariali!» 
L'Italia, alla fine del 2009, si collocava al terzo posto fra i paesi che giocano di più al mondo, preceduta solo da Giappone e Regno Unito, e il mercato italiano rappresenta da solo il 9% di quello mondiale. Ma, per spesa pro-capite l'Italia ha il primato mondiale (oltre 500 euro a persona), e in Regioni quali Sicilia, Campania, Sardegna e Abruzzo le famiglie investono in gioco d'azzardo il 6,5% del proprio reddito.

UNA PIAGA DA POVERI
La maggior causa di ricorso a debiti e usura in Italia è da attribuire alla dipendenza da gioco e l’azzardo, nella Penisola, coinvolge maggiormente le fasce più deboli. Secondo i dati Eurispes 2009 infatti investe di più in questa direzione chi ha un reddito inferiore: giocano il 47% degli indigenti, il 56% degli appartenenti al ceto medio-basso, il 66% dei disoccupati. «Ma gioco d'azzardo non significa per forza gioco patologico - sottolinea Zerbetto -. La stragrande maggioranza dei giocatori non ha nessun problema.  Le ricerche internazionali condotte per accertare il numero di giocatori patologici, però, stimano dall'1 al 3% (a seconda che siano calcolati sull'arco della vita o sull'ultimo anno) la popolazione vittima del gioco patologico. In Italia ciò equivale a 700.000 persone. Un vero esercito».

 


GIOCO… DA RAGAZZI?
I l dato più preoccupante riguarda gioco d’azzardo e minorenni. «Dal 2008 al 2010 la percentuale di studenti tra i 15 e i 19 anni che dichiarano di aver giocato in denaro almeno una volta nell’ultimo anno è aumentata dal 40% al 47% - spiega Sabrina Molinaro, ricercatrice Ifc-Cnr e responsabile Espad (European school project on alcohol and other drugs) per l’Italia -. L’aumento maggiore è fra le ragazze, passate dal 29 al 36%, tra i maschi invece il fenomeno cresce dal 53 al 57%». Tra questi, nonostante il divieto di legge, circa 550.000 sono minorenni, ovvero il 43% dei minori scolarizzati (dati 2009, in crescita rispetto al 38% del 2008). Dai numeri emerge la tendenza a giocare più nelle regioni del Sud rispetto a Centro e Nord. Sono “Gratta e vinci”, lotterie istantanee, scommesse sportive, lotto e superenalotto, nell’ordine, i giochi in denaro maggiormente praticati dagli studenti. 
 


MASOCHISMO DA GIOCATORE
Il gioco d'azzardo può diventare in alcune persone una vera e propria malattia, detta azzardo patologico, che le spinge a giocare in maniera compulsiva per vivere l'eccitazione del rischio, spesso tanto più forte quanto più alta è la posta. Il disturbo è diagnosticabile e curabile attraverso un'adeguata psicoterapia. Le persone colpite conoscono perfettamente come funzioni il mondo dell’azzardo, continuando però a giocare senza riuscire a fermarsi, indipendentemente che vincano o perdano finché non hanno dilapidato tutto ciò di cui dispongono. Per questo molto spesso si dice che chi è malato di gioco d'azzardo in realtà non gioca per vincere, ma per distruggersi.
 


NONNA LOTTERIA
Dopo il tradizionale Lotto, la prima lotteria italiana organizzata fu quella di Tripoli. Tutto iniziò nel 1933 in Libia, quando Benito Mussolini trovò il modo di riempire le casse statali abbinando un’estrazione alla gara automobilistica del Grand Prix di Tripoli. Nel '35, con Regio Decreto il Ministero delle Finanze istituì poi il settore delle lotterie nazionali. Ma il vero boom, riferisce Agipronews, coincide con l'abbinamento televisivo, negli anni '70, con le Canzonissime di Corrado, Carrà, Baudo, o quando a dare i numeri c’era la coppia d'eccezione Mondaini-Vianello, nella trasmissione di "Io e la befana" datata 1978-79.


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