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Ci penserò domani

Visite mediche, pagamenti, palestra: tutti tendiamo a rimandare. E questo sta diventando una piaga sociale

Mar 27 Set 2011 | di Claudio Cantelmo | Attualità

Lo cantavano i Pooh oltre trent’anni fa, e per qualcuno quella canzone può diventare un vero e proprio manifesto ideologico. Ci penserò domani: bollette, visite, palestra... il 95% di noi tende a rimandarle al giorno dopo o chissà quando, trovando le scuse più disparate, perché “a pagare e morire si fa sempre in tempo”, o la fantomatica dieta che, pur con le mille raccomandazioni del medico e quel bottone che non vuol saperne di chiudersi, cominceremo inevitabilmente lunedì. L’Italia è un paese di procrastinatori: secondo una ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità il “fondamentalismo rimandatario” rappresentava, un quarto di secolo fa, un grave problema per appena il 4,5% della popolazione. Oggi siamo al 25 ed oltre. In altre parole, per uno su quattro non è mai il momento per pagare le spese condominiali, firmare la nota sul diario del figlio, incontrare gli amici o fare la spesa…  

Perché rimandiamo
Una delle prime attività nella speciale classifica del “lo faccio domani” riguarda riordinare l’armadio, i cassetti e altri luoghi chiusi. Ma anche prenotare visite e pagare bollette, comprare i regali alla vigilia di Natale o saltare gli esami universitari. Un interessante libro dal titolo "Da domani non rimando più” dello psicologo e neurologo Piers Steel dimostra che rimandare è un virus che colpisce tutti. 

Dai propositi ai fatti
A volte, dietro questo atteggiamento c’è un disequilibrio fra le condizioni di vita e le responsabilità assunte, altre volte si rimanda perché depressi, ansiosi, intimoriti dal giudizio altrui. I procrastinatori sono persone come tutti, la differenza si manifesta quando si tratta di passare dai propositi ai fatti, anche se rimandare non rende felici. 

Tecnica di autoconvincimento
La principale tecnica con cui ci convinciamo a rinviare è l’autoinganno: invece di capire perché ci stiamo comportando così, cerchiamo giustificazioni. E procrastinare non è affatto casuale – insiste Steel -, ma affonda le radici nel nostro DNA. Alla base ci sarebbe il conflitto tra la parte limbica del nostro cervello, legata agli istinti, e il lobo frontale dove risiedono la capacità di controllo e di decisione, e anche se alla fine i due opposti arrivano ad un accordo, il loro duettare è alla base del continuo rinvio. Se non bastasse il codice genetico, ci si mette anche l’evoluzione tecnologica. Oggi la tendenza a procrastinare è aumentata perché sono cresciute le occasioni: con televisione, internet, e-mail e cellulari rischiamo di affondare sempre di più in un mare di buoni propositi. Di certo è un comportamento irrazionale, perché combina inefficienza a insoddisfazione e si accompagna spesso a scarsa autostima e senso di vergogna. Perché lo specialista del rinvio non è il Lucignolo che esce a divertirsi anziché studiare ma, al contrario, rinuncia anche allo svago per poi distrarsi in mille attività inutili.  

Paura del fallimento
Talvolta è lo stato depressivo a far sentire ogni impegno troppo gravoso: ci si sente impreparati ad affrontare le situazioni. Altre volte, si rimanda perché oggettivamente oberati a livello familiare e professionale. Ad aggravare la situazione ci può essere l’incapacità di delegare. 

Schivare i problemi
O forse si è caratterialmente più inclini a schivare i problemi piuttosto che affrontarli, sperando che si risolvano da soli, per magia. Questo atteggiamento induce un maggior consumo di zuccheri e un’alterata produzione di adrenalina. Il risultato è un’endemica stanchezza, insoddisfazione, con la netta sensazione che tutto sfugga di mano. Rinviare le decisioni può talvolta dipendere da un atteggiamento psicologico simile a quello che porta compulsivamente al gioco d’azzardo: il termine tecnico che definisce questo stato è iperarousal, ossia una condizione di iperattivazione psico-fisiologica derivante dal continuo ed eccessivo rilascio di ormoni dello stress. La persona ha bisogno di un livello sempre molto alto di adrenalina, per questa ragione fa in modo di vivere sull’orlo del precipizio emotivo. 

I rimedi 
Uno fra tutti: evitare il primo ritardo, perché poi gli altri seguiranno senza ostacoli. Occorre porre un freno subito, anche perché procrastinare ha un costo economico e psicologico e, come tutti sanno, il timore di espletare un compito consuma più energie della sua esecuzione. Possiamo fare affidamento alla nostra forza di volontà. Un'altra strada è l'uso intelligente di vincoli esterni: possiamo installare speciali  software per bloccare in orari programmati l'accesso a internet dal nostro computer. Il procrastinatore non è necessariamente pigro, ma svolge attività diverse da quelle programmate, l’importante è fare in modo che siano utili. Ma la soluzione forse più interessante è quella proposta dall’Istituto Superiore di Sanità, un ammonimento che può sembrare banale e vetusto: non aver paura di provare, magari sbagliare e poi provare ancora: è il segreto che ha permesso l’evoluzione dell’uomo.            
 


HIT PARADE DEI RINVII
Secondo un questionario distribuito a oltre 4.000 persone, le scadenze che si tende di più a rinviare (lo sostiene il 56% degli intervistati) sono quelle di lavoro, anche a costo di ritardare e danneggiare la carriera. Mentre il 42% rischia la salute, ma rinvia costantemente cure mediche e palestra. I pagamenti (37%) sono un altro impegno che si tende sempre a fare il giorno dopo. Per non parlare dei rapporti di coppia: il 24% ammette di avere una persistente tendenza al rinvio, sia che si tratti di chiudere un rapporto che di iniziarlo. Anche le cose piacevoli come gite e incontri con gli amici possono entrare in questo elenco delle cose da fare, ma non subito. Solo passare il tempo con i figli è una scadenza che subisce di meno la tattica del "lo farò dopo". Forse perché rinviare, oltre una certa soglia, non è possibile.
 


IL RIMPALLO DELLA POLITICA
Il rinvio è anche un’arte politica.  Lorsignori spesso si salvano così: tagliando di qua e di là spesso evitano tagli a se stessi. Le province? Certo che verranno abolite, ovvio, naturale, ma non subito; serve una legge costituzionale che si fará… domani. La riduzione del numero dei parlamentari sarà drastica e spietata, ne resteranno soltanto la metà, ma chissà quando: l'importante è la promessa della mannaia, poi si vedrà. Tagli alle regioni? Draconiani. Forse. Anzi no, lo faremo dopo. Inutile illudersi…


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