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Dono 9a parte

Sab 29 Ott 2011 | di Alberico Cecchini | Dono

Il senso di queste stranezze

Con tutto l'amore che posso, con tutto il meglio di me stesso, continuo a raccontare alcune cose molto rilevanti che ho vissuto e che mi hanno liberato da immense sofferenze. Comprendo che non è affatto facile per nessuno accettare queste rivelazioni sbalorditive, o stranezze se volete, da chiunque, figuriamoci da uno sconosciuto, perciò da molti anni mi preparo, ma confesso che non ne sono ancora all'altezza. 

Questi fatti sono un dono prezioso che è per tutti e che io ho ricevuto, non perché sono speciale, né per meriti miei particolari, tanto meno perché ero ubbidiente o credente, tutt'altro. I segni, i sogni e le testimonianze che ho ricevuto sono, credo, la misura di quanto ero incapace di vivere una vera fede. E ancora oggi non posso dire di viverla con coerenza, ma certo è cambiato tutto cento volte in meglio e questo può avvenire per tutti.  

Allora vorrei che queste realtà della mia vita che rendo manifeste, arrivino a chi le legge con tutto l'amore che testimoniano. Per aiutare con rispetto chi non crede o ha difficoltà. Ma soprattutto  per aiutare con amore le persone credenti a liberarsi del male peggiore in assoluto: la falsa spiritualità che sempre, da millenni prende in un attimo il sopravvento sulle nostre migliori intenzioni.

Come chi ha trovato una sostanza preziosissima che ridona la salute ai malati terminali e l'ha sperimentata in prima persona,  non so cosa darei per assicurare che scrivo tutto ciò solo per la gioia di porgerla e farla sperimentare ad altri. Ogni ringraziamento rivolto a me sarebbe mal indirizzato, infatti io non ne ho nessun merito. Anzi, forse per troppo tempo ho tenuto colpevolmente per me queste cose e non ne ho parlato per pudore, per falso rispetto, per calcolo egoistico e per indegnità in quanto è meglio non trattare certi argomenti senza tutta la qualità necessaria.

Infatti senza permanere nell'esperienza di tutto l'Amore che sto ricevendo, ogni parola che dico è stupida, parziale o falsa. Ho sempre meglio presente che ogni emozione, ogni spiritualità, ogni relazione che vivo senza amore è in fondo sostanzialmente falsa. Sostanzialmente falso sono io stesso ogni volta che non vivo nell'Amore e in ogni parola che dico. Anche con tutta la buona volontà: sarebbe meglio tacessi. Perché tutti e da secoli siamo imbevuti e subiamo la falsa spiritualità. Sarebbe meglio se fossimo non credenti, avremmo più speranze di convertirci davvero.

Poiché l'amore e la verità che ho io sono insufficienti, faccio appello a tutta la Verità e a tutto l'Amore esistenti per rivolgermi ora direttamente a te con tutto il rispetto che meriti, per permettermi di parlare umilmente alla tua anima che giustamente si attende solo cose vere e corrispondenti alla sua dignità originaria e nobilissima. 

Se credi sia il momento, allora lascia che la tua anima si apra per accogliere sempre meglio quello che per sua natura si attende: Amore e Verità. Che come Cristo stesso, spesso appaiono come stranezze o stoltezze per la mente razionale. Così come i fatti che continuo a raccontare. E come sono riuscito ad uscire dagli inferi in cui ero precipitato.


 

I miei primi 30 anni

Non ho mai avuto paura della morte. Ma moltissima di non vivere. Infatti nei primi trenta anni della mia vita mi sono ritrovato a vivere una condizione penosissima di impossibilità di vivere appieno. 

Devo molto ai miei genitori, grazie a loro ho recuperato perfettamente una malformazione congenita molto grave del piede destro: il mio tallone era torto verso l'interno tanto da toccare quasi la tibia. I migliori ortopedici di allora, compreso quello della nazionale di calcio, si stupirono degli incredibili risultati ottenuti senza operazioni chirurgiche, grazie a ore ed ore di massaggi quotidiani che mia madre mi fece nei primi anni di vita. Tutti i bambini nati così rimanevano con le stampelle a vita anche dopo molte operazioni. Io invece ho superato ogni disabilità, anzi sono stato sempre molto sportivo.  

I miei genitori erano molto giovani, credenti, osservanti, molto preoccupati del benessere comune. Spesso erano anche molto allegri e talvolta la sera ballavamo, tutta la famiglia, con il giradischi.

Mio padre mi parlava talvolta di Gesù, che sentivo proprio forte, giusto, coraggioso, pieno di amore, un vero amico. Mi sembrava proprio normale che ci fosse una persona così e volevo essere come lui. Anche mio padre mi sembrava abbastanza così: ero fiero di lui. Però talvolta non era così e diventava violento, stupido, insicuro, senza amore. Questo mi faceva molto male, mi giudicava ingiustamente, mi tradiva, mi picchiava per stupidaggini. Poi a undici anni rimasi muto e immobile con la faccia di pietra contro le sue cinghiate e così gli ho tolto per sempre la forza di farlo.  

Mia madre rimase incinta di me a 21 anni e cominciò a stare molto male. Già prima aveva una salute molto fragile, ma con la gravidanza le nausee erano tali che le sembrava di morire. 

Pregava di abortire spontaneamente: volontariamente non lo avrebbe mai fatto. 

Durante il parto reagì sopra tutte le sue ormai esauste forze quando sentì parlare di forcipe poiché non nascevo. Ero in ritardo addirittura di 20 giorni e ormai molto grosso. Abbiamo rischiato entrambi la vita, ma le sue spinte sovrumane per partorirmi evitando il forcipe mi hanno salvato anche dalle conseguenze sciagurate di questo strumento molto pericoloso oggi non più utilizzato. Infatti ha provocato molte lesioni cerebrali nei neonati, bloccando l'afflusso di sangue al cervello con conseguenze devastanti o lesioni alla colonna vertebrale e paralisi degli arti. Già nel 1930 il Giappone ne proibì l'uso. Mia madre lo sapeva scelse di spingere provocandosi lacerazioni che fu poi necessario suturare con decine di punti.

A causa della malformazione del mio piede mia madre per seguirmi meglio rinunciò al suo lavoro da impiegata in carriera un una grande azienda farmaceutica americana rimanendo per sempre casalinga. Ma a causa della sua salute molto instabile e delle frequenti fortissime cefalee, non l'ho  sentita sufficientemente presente. So che ci ha messo tutto quello che poteva e anche di più, ma io ho molto sofferto. Non mi fidavo di lei, mi sentivo spesso abbandonato e se mi sentivo così era perché di fatto lo ero, non fisicamente, ché non mi ha fatto mai mancare nulla. Ma non c'era complicità con lei, non mi fidavo di lei, mi sentivo tradito, non compreso. 

Mi sbeffeggiava scherzando anche di fronte agli altri, senza cattiveria, per farmi reagire, mi diceva che mi offendevo troppo facilmente, che ero 'l'incompreso'. Ma ciò mi mortificava. La notte avevo paura, spesso vegliavo per ore, con l'ansia ed il terrore, ma non le chiesi più aiuto da quando di fronte ad una altra persona mi derise come pauroso. Forse avevo 4 o 5 anni e da allora credo di aver inconsciamente seppellito mia madre, come in un sogno molto forte che feci allora. Sognai infatti di gettarle della terra in faccia con la pala e questo sogno mi lasciò sconvolto. La cercavo molto e mi diceva che ero 'mammone', così troppo presto decisi di affrontare la paura da solo, che se da una parte può essere anche positivo, perché denota un certo carattere, dall'altra significava chiudermi profondamente a tutti. 

Fin qui nulla di particolarmente straordinario, ma c'era un altro elemento fondamentale della mia vita che se da una parte complicava il tutto, dall'altra mi ha salvato più volte dalla deriva definitiva: l'esperienza di vita oltre la morte di mio nonno.

Come già raccontato, mio nonno si chiamava Alberico come me e morì poche ore prima della mia nascita. Mia madre lo vide entrare, dopo pochi giorni dalla sua morte, a porta chiusa nella stanza dell'ospedale per farmi visita. Circostanze per cui l'ho sentito sempre particolarmente vivo e vicino, ma soprattutto per i suoi scritti sull'aldilà.. 

Era un energico pioniere, invece del cavallo aveva una fiammante Moto Guzzi, il fucile, il coraggio e la fierezza, era un vero cow-boy. Cioè aveva le mucche e quando si ammalarono per una epidemia e fu carestia, caricò su un carro tutti i pochi beni e tutta la sua famiglia per scendere nella neo bonificata palude pontina. Era un gran lavoratore duro, ma giusto e generoso. Fin dai 18 anni aveva dovuto prendersi cura, dopo la morte della mamma, dei suoi due fratelli e delle tre sorelle minori, nonché del padre non molto in salute. Nelle ristrettezze economiche bisognava reagire e lavorare sodo non c'era tempo per conversare, c'erano troppe bocche da sfamare.  

In questa situazione difficile pose fine alle angherie e alle frequenti offese di un ricco prepotente del luogo procurandogli gravi lesioni di cui si pentì amaramente e per cui soffrì sempre. La sua ricerca della giustizia, dell'amore e del perdono lo rinforzarono in una fede profonda e concreta. 

Poi si ammalò e per 20 giorni rimase in coma in bilico fra la vita e la morte. In quei giorni fece il portentoso viaggio nell'aldilà descritto in precedenza. La forza di tale esperienza lo cambiò definitivamente negli anni successivi della sua vita, che dedicò ai fiori, ai bambini e alla sua umile testimonianza di fede. 

L'anima dopo la morte viene portata a comprendere tutto ciò che è avvenuto in ogni giorno della sua vita, che è registrato in un libro, e che occorre ripercorrere per prepararsi al ritorno all'Amore di Dio Creatore nella completezza necessaria, rivivendo ogni impedimento registrato nella memoria per sbloccarlo. Tutto questo però può essere fatto già in vita con tutto l'amore necessario ed è questo che poi ho scoperto e che costituisce il vero ‘dono’ che voglio condividere. 

Tutto ciò mi era raccontato con amore da mio padre e mi sembrava tutto molto coerente e normale. 

Ci meditavo molto e mi sembrava un grande dono. Mi dava gioia tutto ciò eppure era un peso troppo gravoso per me. Perché il bel quadretto familiare in cui vivevo sentivo che era fragile e spesso si rompeva. La mia sofferenza interiore era talvolta insostenibile e non ne comprendevo la causa. Mi sentivo inadeguato, solo, sofferente. Pregavo e mi dava sollievo. Ma tutto ciò che dentro di me voleva esprimersi ed era coerente con queste rivelazioni non trovava corrispondenza nella realtà esterna alla mia famiglia e spesso neanche dentro questa. 

La mia chiusura generava grande timidezza e difficoltà di espressione, lo scollamento fra la mia interiorità spirituale e ciò che vivevo nella quotidianità era insostenibile. Lo scambio con gli adulti era fonte di grande inquietudine, stavo bene solo con i bambini, ma mi accorgevo che non avevano quella profondità, quella spiritualità, che io volevo condividere. 

L'inquietudine e il panico notturni erano frequenti e la masturbazione fin da tenerissima età era il miglior narcotico. Ma anche un frattura profonda con me stesso, di cui mi vergognavo mortalmente.

Nel mio intimo c'era un desiderio di amore grande per tutti, ma non mi amavo perché sentivo un dolore profondo di cui non capivo l’origine e di cui mi incolpavo. Poi subivo tutta l’incapacità di essere coerente con ciò che di così grande avevo ereditato. 

Questo quadro ambientale e relazionale ha determinato da subito dei condizionamenti così profondi e radicati che riuscii a comprendere solo molti anni dopo. Ma determinarono una infanzia dolorosa, una adolescenza orrenda, fatta di solitudine, sballo, depressione, violenza. Sentivo chiaramente di non vivere la mia vita, ero sempre alla ricerca della mia persona, tanto nelle centinaia di libri che divoravo quanto fuori casa. Comprendevo troppe cose con la testa, ma avevo in certi periodi poca energia vitale, in altri era incontenibile, travolgente. Ho pensato spesso alla morte come ad una uscita di sicurezza. Ma non potevo farlo, con le rivelazioni di mio nonno non avrei potevo nenche suicidarmi. E periodicamente ricadevo in stati di profonda angoscia e perdevo tutte le forze. 
Nonostante mio nonno, io ero un cattolico molto tiepido, più sulla scienza che non sui dogmi, molto prudente con il paranormale. Reputavo vero solo ciò che poteva essere razionalmente spiegato, però i miei sogni premonitori aprivano molti interrogativi inspiegabili.

A 18 anni uscendo dallo dipendenza della cocaina e dallo spaccio, ho attraversato una forte depressione. Farmaci e psicoterapia, mia hanno sostenuto un po', l'ambiente universitario con tutte quelle ragazze mi esaltava. Sport, studio e una riscoperta idealistica della religiosità mi hanno fatto innamorare della vita. E mi sono innamorato follemente di quella che per me era la ragazza più bella in assoluto. Ero pieno di ‘pensiero positivo’ molto in voga ad inizio anni ’90 e spigliatissimo acuto, frizzante, colto, sensibile e ambizioso. Ma in fondo ero un disastro di debolezza e condizionamenti. Ci siamo innamorati pazzamente, ma le cose non andavano. Una passione sfrenata, non è amore, ma dipendenza. Anche lei era fortemente disturbata da una famiglia inesistente e da una madre assurda.     

Pretendevo di colmare tutte le richieste di lei e provavo ad essere padre, madre, marito, amico,  amante e invece semplicemente non ero più me stesso. Io sono stato il diavolo per lei, non la mollavo più per anni mi sono illuso che era l'amore più grande e che ci sarebbe stato un lieto fine.

Credo che l'unica cosa buona per lei l'ho fatta dopo 10 anni lasciandola definitivamente. 

Avevo capito che non potevo aiutarla stava troppo male e io anche, la mia presenza le era solo di ostacolo. In quel momento, era proprio l'inizio del 2000, io entravo nel nuovo millennio completamente distrutto, interiormente massacrato. Ormai disperavo di poter mai condurre una vita normale. Ricordo che per fare un numero telefonico sbagliavo più volte i tasti, guidavo e spesso sbagliavo strada, non c'ero proprio. Sentivo che mi ero tagliato in due e che non sarei sopravvissuto.

Lavoravo nella pubblicità e feci adottare 10 bambini a distanza. Volevo amare ancora, ma per come ero ridotto, sapevo che era meglio rimanere a distanza da tutti. Soprattutto dalle donne che dopo il primo periodo di chiusura totale cominciai a frequentare senza nessun coinvolgimento sentimentale, per pura attrazione fisica e mi dispersi ancor di più nel sesso senza amore. Oggi so che quei bambini che avevo fatto adottare mi hanno indicato la via per ritrovare la mia vita.

Dono decima parte


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