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Esultate, le api son tornate!

Ne erano morte il 40% in pochi mesi a causa dei pesticidi. Si rischiava la sterilità delle piante in Italia

Mar 12 Mag 2009 | di Maurizio Targa | Ambiente

A rischio è la fertilità del pianeta. Ma il peggio è per ora scongiurato. Proprio negli Stati Uniti, tre anni fa, fu lanciato il primo grido d'allarme: le api si erano presentate all'appuntamento con la primavera a ranghi molto ridotti: dal 30 al 50 per cento in meno. I fiori si seccavano e cadevano dagli alberi, gli agricoltori, disperati, gridavano alla catastrofe. In Italia è stato il 2008 l’anno dell’allerta: le api si erano praticamente dimezzate. Ne abbiamo parlato su Acqua & Sapone del mese scorso (consultabile sul sito www.ioacquaesapone.it). Sos pure in Cina, dove il fenomeno di morìa nelle arnie dal 2007 aveva conosciuto picchi  preoccupanti, ed erano venuti fuori addirittura uomini impollinatori che, armati di pennelletto, si incaricavano di assolvere il compito cui da millenni sono deputati i simpatici insetti gialloneri: la fecondazione vegetale.
Ci fu chi citò la frase attribuita ad Einstein: «Se l'ape scomparisse dalla terra, all'uomo non resterebbero che quattro anni di vita!».

La fecondità è salva!
Ora, a tempo quasi scaduto, il pericolo sembra scongiurato: almeno questo il segnale arrivato dalla California. Nella primavera in corso, di fronte ai miliardi di fiori sbocciati, si sono inaspettatamente schierate intere divisioni di api operaie pronte a fare il loro dovere fino in fondo e a salvare, così, il mondo, l'umanità, ma soprattutto il ricchissimo mercato delle mandorle californiane, pari all'80 per cento delle mandorle di tutto il mondo. E da noi in Italia, stanno tornando?
«Sì! – spiega ad A&S il dottor Francesco Panella, Presidente nazionale UNAAPI (Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani) -, per una volta, possiamo confermare la buona notizia. Sono subissato di telefonate di apicoltori che, emozionati, raccontano di aver rivisto belle e numerose famiglie d’api che a miliardi volano sui fiori di primavera anche nella Pianura Padana».

La morsa del cemento e dei pesticidi
Ma cos'è successo, in concreto, ai nostri amici ronzanti?
«C’è stato un enorme problema veterinario dovuto a un salto di specie: l’acaro parassita di un’altra razza d’api è “saltato” sulla nostra ape domestica e questa non è stata capace di difendersi. Ma oltre a ciò – spiega corrucciato il Presidente – quello che hanno denunciato le nostre api morendo è la cementificazione selvaggia del nostro Paese e soprattutto la prepotente affermazione di un nuovo modello agricolo, che bada unicamente al risultato a breve senza considerare i possibili effetti perversi a medio e lungo periodo, inclusi quelli sulla salute stessa dell’uomo».
Si riferisce ai famigerati  insetticidi a base di neonicotinoidi?
«Sì: dal 2000 in Europa gli apicoltori hanno lanciato un pressante e crescente allarme sull’utilizzo di nuovi princìpi insetticidi. Noi compresi, ovviamente: l’Italia è il secondo Paese in Europa, dopo la Russia, per l'uso di fitofarmaci, ed il primo nell'U.E».

Ma i colossi della chimica insistono
Siete soddisfatti dei risultati ottenuti?
«Abbiamo ottenuto che il Governo sospendesse l’uso di queste molecole almeno per la concia (rivestimento con polvere insetticida, ndr) del mais. E ringraziamo. Ma siamo nella situazione di Davide e Golia: le pressioni dei grandi colossi della chimica sono fortissime per far sì che sia nuovamente legalizzato l’uso di questi veleni che uccidono la vita nelle nostre campagne. È una guerra lunga e faticosa – sospira il dottor Panella -, siamo in prima linea e non certo per nostra volontà: i nostri animali  ci urlano quanto valgano le procedure che consentono l’uso di un insostenibile approccio produttivo anti ecologico e dissipatore del domani!»
Ha un futuro l’apicoltura, oggi?
«Non so se sia di Einstein l’affermazione che circola ovunque (senza api, in quattro anni estinzione dell'uomo), ma so con certezza che uomo e ape hanno sempre vissuto assieme, rispettosamente. Se ora questo rispetto viene meno ed uno dei due non sopravvive – conclude Panella - rimarranno poche speranze anche per l’altro».      

Ma c'è chi non esulta: gli affitta api!
Nel giubilo generale, il ritorno delle api scontenterà qualcuno: gli affitta-arnie. Noleggiare una casetta per api costava, nel 1995, 35 dollari compreso il suo esercito di lavoratrici stagionali. Nel 2008, in piena morìa degli insetti, il “canone” era schizzato a 150-200 dollari (tra 95 e i 127 euro circa). Si tornerà quest'anno, pare, verso i 35 dollari (circa 26 euro). Aria di crisi quindi per i caporali dell'arnia. E proprio la crisi, paradossalmente, potrebbe aver influito in modo indiretto sul ritorno delle api californiane: tra agosto e dicembre i prezzi delle mandorle – di cui la California è grandissimo produttore - sono crollati del 30%, gli agricoltori hanno tagliato i costi e si sono messi a dar loro la pastura alle api autoctone senza "assumerne" di stagionali. Ne hanno migliorato la dieta e così aumentato il numero, facendo tirare un sospiro di sollievo a tutti.         

Pesticidi micidiali
I prodotti incriminati, lo ricordiamo, sono gli insetticidi utilizzati soprattutto nel trattamento conciante delle sementi, incapsulate da una polvere con i nuovi insetticidi neonicotinoidi di seconda generazione. Nella semina vengono disperse polveri sottili (PM10) di veleno insetticida, che contaminano l'ambiente in modo invisibile ma non per questo meno pericoloso, poiché anche dosi infinitesimali di tali molecole uccidono o fanno impazzire gli insetti con cui entrano in contatto, anche a chilometri di distanza. Gran parte delle api di campo, colpite al sistema nervoso, non sanno più tornare alla loro famiglia e quelle che ci riescono, in breve tempo muoiono trascinandosi con terribili spasmi convulsivi. Inoltre, all'Università di Padova i ricercatori hanno scoperto che anche la rugiada sulle foglie delle piante così trattate è micidiale per le api che la bevono: in due minuti muoiono. Dal settembre scorso il Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia (un apicoltore) ha accolto l'invito alla sospensione dei prodotti contenenti neonicotinoidi.      

Battaglia ancora aperta
Il Ministro delle Politiche Agricole, Luca Zaia, anch'egli apicoltore, ha sospeso con un decreto l'uso dei fitofarmaci contenenti neonicotinoidi gravemente indiziati di essere i killer delle api.
Contro il decreto è stato presentato ricorso dai colossi farmaceutici Bayer, Syngenta e BASF. Il Consiglio di Stato lo ha respinto il 19 dicembre scorso, ma era solo un giudizio di congruità formale: la battaglia vera fra api e colossi dell’agrochimica verrà combattuta di fronte al Tar del Lazio, presumibilmente questa estate, quando il giudizio sarà di merito. In quella sede i produttori di pesticidi cercheranno di dimostrare che essi sono innocui, mentre gli apicoltori, dal canto loro, dovranno dimostrare il nesso causale tra l'uso dell'antiparassitario e la moria degli insetti.           

Un mistero “ecologico”
La Fao ha speso 28 milioni di dollari per una ricerca sul ritorno delle api, che tira la seguente conclusione: «Per la maggior parte dei tipi di impollinatori i dati a lungo termine della popolazione sono insufficienti ed incompleta è la conoscenza della loro ecologia di base». Cioè non sanno bene come “funzionano” questi meravigliosi animali che rigenerano la natura. Ma una cosa è certa: certi prodotti chimici e lo sfruttamento esasperato delle risorse le uccidono.


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